Giornalismo sotto attacco in Italia

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, 32 anni dopo: a Perugia si riparte dalla sentenza per cercare la verità

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Il 17 marzo alle ore 17.00, nella Sala d’Onore di Palazzo Donini, un convegno promosso da Articolo 21 e dalla Regione Umbria rilancia l’impegno per fare piena luce sul duplice omicidio del 1994
Trentadue anni fa, domenica 20 marzo 1994, a Mogadiscio venivano assassinati la giornalista del TG3 Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin. Da allora, la ricerca della verità su quel duplice omicidio ha attraversato processi, depistaggi, commissioni parlamentari d’inchiesta, condanne e assoluzioni. Oggi, quella ricerca riparte da Perugia.
Lunedì 17 marzo, alle ore 17.00, nella Sala d’Onore di Palazzo Donini — sede della Giunta Regionale dell’Umbria — si terrà l’incontro dal titolo “Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: oltre il depistaggio. Rileggere la verità: a partire dalla sentenza della Corte d’Appello di Perugia“. L’iniziativa è promossa da Articolo 21 e dalla Regione Umbria.
La scelta della città non è casuale. È stata proprio la Corte d’Appello di Perugia, con la sentenza del 13 gennaio 2016, a riscrivere una pagina cruciale di questa vicenda: il tribunale umbro ha accolto l’istanza di revisione presentata nell’interesse di Hashi Omar Hassan, il cittadino somalo condannato in via definitiva nel 2003 a 26 anni di reclusione per il duplice omicidio, e lo ha assolto per non aver commesso il fatto. Nelle motivazioni della sentenza, la Corte ha rilevato come il principale teste d’accusa, Ahmed Ali Rage detto Gelle, avesse reso dichiarazioni false e contraddittorie, e ha definito Hashi Omar Hassan come un “capro espiatorio”, parte di un articolato sistema di depistaggio costruito per chiudere il caso e impedire ogni ulteriore accertamento sulle reali responsabilità e sui moventi dell’omicidio.
È da quella sentenza, dunque, che occorre ripartire. Perché assolvere l’innocente non significa aver trovato i colpevoli. Perché la ricerca che Ilaria Alpi stava facendo — sui traffici di armi e di rifiuti tossici in Somalia, sulle responsabilità italiane in quel paese devastato dalla guerra — resta ancora oggi senza risposta.
Al convegno parteciperanno alcune delle voci più significative di questa lunga battaglia per la verità. Tra i relatori, il dottor Fausto Cardella, già Procuratore Capo di Perugia, e la giornalista RAI Chiara Cazzaniga, della redazione di Chi l’ha visto?, che con la sua intervista a Gelle — mandata in onda il 18 febbraio 2015 — ha fornito l’elemento decisivo per la riapertura del procedimento e l’accoglimento dell’istanza di revisione: fu proprio in quella trasmissione che Gelle ammise pubblicamente di non essere stato presente sul luogo dell’omicidio e di aver accusato falsamente Hashi su indicazione altrui, in cambio della possibilità di lasciare la Somalia.
Porteranno i saluti istituzionali la Presidente dell’Umbria Stefania Proietti, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria Luca Benedetti, il Presidente della FNSI Vittorio Di Trapani e il Consigliere d’amministrazione RAI Roberto Natale. Interverranno inoltre Umberto Alpi, familiare di Ilaria, l’avvocata esperta in diritti umani Alessandra Ballerini, il parlamentare Walter Verini, membro della Commissione Giustizia e Antimafia e Beppe Giulietti, coordinatore di Articolo 21. I lavori saranno coordinati dal regista e scrittore Francesco Cavalli, autore di inchieste sul caso.
Un appuntamento che vuole essere non una commemorazione, ma un atto politico e civile: riattivare la memoria, rilancire la ricerca della giustizia e tenere viva la pressione affinché lo Stato italiano faccia finalmente luce su uno dei casi più oscuri e irrisolti del giornalismo italiano.

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