Giornalismo sotto attacco in Italia

Il teatro che non ha avuto paura: Marisa Laurito, il Trianon e sei anni di impegno civile

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Quando ieri Marisa Laurito ha salutato artisti, collaboratori e giornalisti al Teatro Trianon Viviani, nel cuore di Forcella, al termine dei suoi sei anni di direzione artistica, ha pronunciato parole semplici ma significative: «Napoli ha finalmente un teatro che racconta la sua grande storia musicale». È una frase che riassume bene un percorso iniziato nel 2020 e che in questi anni ha restituito al Trianon il ruolo di casa della canzone napoletana. Più di quattrocento spettacoli e oltre venti produzioni tra concerti, rassegne e spettacoli musicali hanno segnato una stagione artistica intensa. Ma raccontare questa esperienza soltanto attraverso i numeri significherebbe non coglierne fino in fondo il senso.
Perché sotto la direzione di Marisa Laurito il Trianon è diventato anche qualcosa di più raro: un teatro civile, capace di dialogare con la città e di prendere posizione sulle grandi questioni del nostro tempo.
Ho avuto la fortuna di condividere molte di queste iniziative come portavoce campana di Articolo 21 e direttrice di Imbavagliati – Festival Internazionale di Giornalismo Civile. Insieme, con la comunità civica di Fermatevi!, abbiamo realizzato negli anni numerose manifestazioni e mobilitazioni civili, realizzate gratuitamente in collaborazione con il Trianon, nelle piazze, nelle strade, nelle chiese, nei luoghi simbolici, grazie alla sensibilità e alla generosità di Marisa Laurito. Non dimenticherò mai la passione, il lavoro e la cura che ha messo nell’organizzazione di ogni iniziativa.
Tanto che nel corso del mandato Marisa ha ricevuto anche il Premio Arte e Diritti Umani di Amnesty International Italia.
Il primo gesto pubblico della sua direzione fu già una dichiarazione di intenti. Non uno spettacolo, ma una marcia della pace. Tutto nacque dopo un episodio di violenza nel quartiere: la porta dell’associazione giovanile cattolica Asso Gioca era stata incendiata. Laurito, insieme al regista Davide Iodice, coinvolse scuole, associazioni e cittadini di Forcella. I ragazzi scrissero su fogli le proprie paure e i pensieri negativi e poi li bruciarono simbolicamente davanti alla sede dell’associazione in un gesto chiamato “Fuoco amico”. Un rito collettivo per trasformare la rabbia in speranza.

Negli anni il Trianon è diventato sempre più una piazza civile. Da qui sono partite mobilitazioni importanti per la pace e i diritti. Una delle più partecipate è stata la marcia guidata dall’arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia, con circa quattromila persone partite da piazza Calenda per attraversare i vicoli di Forcella fino al Duomo di Napoli. Un corteo composto da cittadini, associazioni e realtà religiose unite da un messaggio contro tutte le guerre che devastano il mondo, dall’Ucraina alla Palestina.

Il Trianon è stato anche uno dei primi luoghi in Italia dove il mondo della cultura ha denunciato con forza la tragedia di Gaza. Durante la decima edizione di Imbavagliati, una manifestazione pubblica davanti al teatro ha visto cittadini e artisti scendere in piazza con bambolotti macchiati di rosso, simbolo dei bambini uccisi sotto i bombardamenti. Un’immagine durissima che ha colpito l’opinione pubblica e ha dato forza all’appello per fermare la guerra.
Un’altra iniziativa civile molto forte si è svolta in Piazza del Municipio, dove migliaia di lapidi simboliche sono state disposte a terra per ricordare i bambini morti a Gaza. La piazza si trasformò in un grande memoriale civile, una distesa di nomi e di pietre che denunciava la tragedia umanitaria in corso. L’iniziativa ebbe una forte eco internazionale e fu ripresa anche dall’emittente globale Al Jazeera, segno che da Napoli arrivava un messaggio capace di superare i confini nazionali.

Tra i momenti più intensi di questi anni c’è stata anche la lettura pubblica dei nomi dei giornalisti uccisi a Gaza. Davanti al Trianon abbiamo pronunciato uno dopo l’altro i nomi dei cronisti assassinati mentre cercavano di raccontare la guerra. Un elenco interminabile. Una tragedia che molti osservatori hanno ormai definito giornalisticidio, la più grande strage di giornalisti nella storia contemporanea.

Il teatro è stato anche uno dei primi luoghi in Italia da cui è partita la mobilitazione culturale a sostegno delle donne e dei giovani iraniani che combattono per la libertà. L’iniziativa “Donna, Vita, Libertà” ha riunito a Napoli artisti, scrittori e giornalisti per chiedere la fine delle esecuzioni capitali e la liberazione dei manifestanti arrestati dal regime iraniano.

Alla manifestazione hanno partecipato numerosi protagonisti della cultura italiana, tra cui Marina Confalone, Patrizio Rispo, la scrittrice Valeria Parrella, musicisti e attori della scena napoletana e nazionale, insieme al presidente della Federazione nazionale della stampa Giuseppe Giulietti.

Da quella mobilitazione è nata anche una grande petizione internazionale promossa da Marisa Laurito che in pochi giorni ha raccolto oltre ottantamila firme. Le firme sono state consegnate a Roma alla Commissione Esteri della Camera dei Deputati, alla presenza del presidente Giulio Tremonti e della vicepresidente Lia Quartapelle, da una delegazione della società civile composta, tra gli altri, dalla stessa Laurito, dalla cantante Tosca, dal produttore Luciano Stella, da Nino Daniele e da me come rappresentante di Imbavagliati e Articolo21.

Il legame tra Marisa Laurito e Imbavagliati è stato sempre molto forte. In una delle edizioni più significative del festival è stata proprio lei a consegnare il Premio Pimentel Fonseca Honoris Causa alla comandante e attivista Carola Rackete, simbolo internazionale del soccorso ai migranti nel Mediterraneo e della difesa dei diritti umani.

Ma l’impegno del festival e della comunità culturale che lo sostiene guarda da sempre anche oltre i confini italiani. Il 9 agosto 2021, a un anno dalle contestate elezioni presidenziali in Bielorussia, ho lanciato da Napoli la campagna internazionale “Imbavagliati per #StandWithBelarus”, uno spot di solidarietà ideato e diretto per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla repressione nel Paese.

Nel video diversi artisti italiani hanno prestato la propria voce alla lettera del prigioniero politico Siarhei Veraschchahin, scritta in risposta all’attivista Ilya Mironov, nell’ambito della campagna internazionale per l’adozione dei prigionieri politici promossa dalla International Federation for Human Rights e dall’associazione dei bielorussi in Italia Supolka – Belarusian Association in Italy. A partecipare alla staffetta solidale furono, tra gli altri, Marisa Laurito, Sergio Rubini, Fabrizio Gifuni, Giorgia Cardaci, Francesco Bolo Rossini e Stefano Scherini, uniti nel dare voce a chi veniva incarcerato semplicemente per aver chiesto libertà e democrazia.
Guardando oggi a questi sei anni di direzione del Trianon, ciò che resta non è soltanto una stagione artistica importante. Resta soprattutto l’idea che un teatro possa essere una coscienza civile, un luogo dove la cultura incontra la responsabilità e dove la musica e il teatro dialogano con i diritti, la pace e la libertà di informazione. Marisa Laurito ha dimostrato che questo è possibile.

Ed è forse questo il risultato più importante di questi anni: aver trasformato il Trianon in uno spazio vivo di comunità, partecipazione e libertà. Un teatro che non ha avuto paura di stare dalla parte giusta della storia.


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