Cadono le bombe a Teheran e mi cadono le braccia. Ci risiamo. Invece di finire, le guerre aumentano. Khomeini, il teocrate massacratore dei giovani in cerca di libertà, è morto sotto le bombe. Dovrebbe essere una buona notizia, ma non lo è, perché l’Iran non è il Venezuela, dove togli il dittatore e trovi subito la collaborazione degli altri. Il regime iraniano umiliato in campo aperto, può innescare una stagione di attentati terroristici; può bloccare lo Stretto di Hormuz per far impennare il prezzo del greggio; può incendiare l’islam radicale per destabilizzare tutti i paesi dell’area.
Cadono le bombe a Teheran e mi cadono le braccia
Ci vorrebbe una diplomazia americana all’altezza della complessità dei conflitti, ma Trump continua a fare pose da culturista davanti allo specchio, compiaciuto dei suoi muscoli. Ci vorrebbe una diplomazia europea capace di trovare mediazioni, ma siamo un club di attempati narcisisti, pieni di forfora nazionalista e incapaci di instaurare il clima di fiducia per muoverci insieme. Serve la rivoluzione della speranza, la forza degli ideali umanisti, la cultura dell’incontro laico. Servono giovani intelligenze e le loro energie per rompere il conformismo delle guerre. Ci sono. Aiutiamole ad esprimersi. E facciamoci da parte.
