Bologna, città Medaglia d’Oro per la Resistenza, da quando la destra destra è al governo, sta diventando sempre più un obiettivo per gruppi neofascisti, nonostante il codice penale consideri l’apologia di fascismo un reato penale punibile dai sei mesi ai due anni di reclusione. Il luogo preso di mira è sempre quello: la Stazione dove il 2 agosto 1980 una bomba messa da terroristi neri dei Nuclei Armati Rivoluzionari e di Avanguardia Nazionale, su ordine della P2 di Licio Gelli, uccise 85 innocenti con 216 feriti.
Domenica scorsa, in occasione della partita Bologna-Hellas Verona, la Stazione è stata invasa da ultras della squadra veneta con saluti romani, intonando inni al Duce e a Hitler, lanciando offese ai bolognesi. Un vero oltraggio al luogo della memoria del più grave attentato fascista avvenuto dal dopoguerra ad oggi.
Il 9 novembre 2024 la città era stata invasa da un corteo di alcune migliaia di militanti di estrema destra appartenenti a CasaPoud e alla Rete dei Patrioti con l’obiettivo di raggiungere la Stazione, provocando forti tensioni e scontri tra la polizia e gruppi antifascisti e collettivi studenteschi, che volevano impedire al corteo di arrivare alla Stazione.
Ultimo fatto. L’11 marzo, giorno del 49° anniversario dell’uccisione di Francesco Lorusso, studente di Medicina e militante di Lotta Continua, per mano di un carabiniere, studenti di estrema destra – con l’intento di provocare? – con l’idea che tra antifascismo e fascismo ci deve essere par condicio, hanno tentato di indire, all’interno della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna una manifestazione per il Sì al Referendum sulla Giustizia. Azione Universitaria, il collettivo nato dalle ceneri del FUAN legato, con Gioventù Nazionale, al partito di Giorgia Meloni Fratelli d’Italia, è noto per le idee interventiste, militaresche e fasciste. A loro si è opposto un gruppo di studenti del CUA, Collettivo Universitario Autonomo, impedendo l’iniziativa con l’occupazione dell’aula in cui avrebbe dovuto svolgersi l’incontro e appendendo fuori dalla facoltà uno striscione con su scritto: “La zona universitaria è antifascista”. L’azione di togliere spazio non era nei confronti del dibattito sul voto al Referendum, ma di chi si professa fascista. Lo dimostra il fatto che nelle settimane precedenti, si erano svolti già alcuni incontri organizzati da studenti, dedicati alla Riforma del ministro Nordio.
Tra antifascismo e fascismo non ci potrà mai essere par condicio è scritto nella Costituzione.
