Gli ultimi episodi riconducibili alla lotta armata di sinistra e all’attività delle nuove BR risalgono al 20 maggio 1999 con l’omicidio di Massimo D’Antona, al 19 marzo 2002 con l’assassinio di Marco Biagi, il 2 marzo 2003 con lo scontro a fuoco lungo la linea ferroviaria Roma-Firenze che causò la morte del poliziotto Emanuele Petri, del militante delle Br Mario Galesi, e all’arresto di Nadia Desdemona Lioce. L’azione fu decisiva per smantellare l’organizzazione attraverso l’operazione della polizia che portò agli arresti delle cellule romane e fiorentine, anche attraverso la collaborazione di Cinzia Banelli. Si aprirono i processi che condannarono in via definitiva tutti i militanti. Da 23 anni, non ci sono stati segnali di riorganizzazione di sigle della lotta armata nel nostro paese. Nessun documento, nessuna risoluzione strategica.
Un decreto sicurezza emergenziale, senza emergenza terrorismo
Il Governo presenta un decreto sicurezza limato grazie alla trattativa con il Quirinale, dove alcuni provvedimenti proposti, come la cauzione imposta agli organizzatori di manifestazioni ed altre norme, restano fuori dalla bozza iniziale perché incostituzionali, comunque scritte sulla base dei gravi scontri di Torino. Si tratta di un pacchetto di tipo emergenziale, in assenza però di una emergenza terrorismo ed eversione più volte evocata in questi giorni da esponenti della maggioranza nel surreale dibattito politico di questi giorni.
Da 23 anni, nessun segnale di riorganizzazione di sigle della lotta armata.
L’opzione della violenza politica.
Ciò che è accaduto a Torino, con il gravissimo pestaggio del poliziotto, dimostra invece che, in assenza di gruppi terroristici ed eversivi, esiste ancora una parte minoritaria di un movimento che pensa ancora alla violenza come pratica di dissenso. Più che pacchetti sicurezza confusi, disorganici e incostituzionali, servirebbe un’operazione politica e culturale, anche da parte degli organizzatori delle manifestazioni, che isoli definitivamente i gruppi violenti dai cortei, perché l’opzione della violenza politica è sempre sbagliata.
