La risposta più vincolante che dovremo dare, da cittadini democratici, il 22 e 23 marzo, è se la riforma della giustizia proposta dalla maggioranza Fdi, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e da un ministro che ancora oggi elogia il piduista Licio Gelli, eversore, golpista, condannato per la strage di Bologna, sia più avanzata e tuteli meglio il cittadino di quanto non fissato nella Carta Costituzionale dalle madri e dai padri fondatori.
Il pericolo che la cosiddetta riforma sia finalizzata a costruire un potere senza controlli dell’esecutivo in carica viene quotidianamente illustrato, anche sul nostro sito, da costituzionalisti, giuristi, giornalisti. Non solo, ma, se approvata, sarebbe la prima tappa di un percorso che pian piano porterebbe alla costruzione di uno Stato autoritario, ad una ‘democratura’ come si dice ricorrendo ad una orrenda parola.
Le tappe successive, peraltro ripetutamente preannunciate dall’alleanza di destra-destra, sarebbero il premierato, una nuova legge elettorale, la totale impunità per le forze dell’ordine, il disconoscimento della Corte Penale Internazionale e della Corte Internazionale di Giustizia, l’incontrollata corsa al riarmo, durissime norme per bloccare il dissenso e l’immigrazione, il rifiuto di pareri contrari da parte della magistratura alle scelte di governo, come recentemente avvenuto con il giudizio della Corte dei Conti sulle spese per il ponte sullo Stretto.
Deriva verso un autoritarismo incontrollato, inaccettabile per qualunque cittadino che da 80 anni viene tutelato dalla Costituzione e dalla democrazia. Anche per quei cittadini democratici che, delusi o amareggiati per alcune scelte – o non scelte – dei loro partiti politici di riferimento hanno deciso, negli ultimi appuntamenti elettorali, di non recarsi più alle urne. In questo caso l’astensionismo sarebbe di un autolesionismo mortale, mentre un NO compatto, massiccio, fermerebbe l’ondata nera che rischia di travolgere il nostro Paese per indicare un netto rifiuto del deragliamento verso il quale questa destra ci sta portando.
Occorre, quindi, una riflessione profonda, anche da parte dei partiti politici. Il ritorno alle urne di gran parte degli astensionisti sarebbe un segnale forte, da un lato, del fatto che i cittadini democratici vogliono la ripresa di una politica di scelte, non di giochi di potere e, dall’altro, che l’odiosa, martellante propaganda su tutti i media non sarà servita a nascondere con bugie e mistificazioni l’attacco frontale alla struttura democratica del Paese progettata da anni e che ora si cerca di attuare.
