Giornalismo sotto attacco in Italia

Mascali e Morosini: “Votiamo NO perché questa riforma non crea problemi ai magistrati ma ai cittadini, privandoli del principio di equità di fronte alla legge”

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“Con questa riforma ai magistrati non cambia quasi niente: il problema ce l’avrebbero i cittadini, che smetterebbero di essere uguali di fronte alla legge, in quanto avremmo una giustizia a due velocita, una per chi non ha santi in Paradiso e una per i colletti bianchi”. E ancora: “Giorgia Meloni si è lamentata perché i giudici non collaborano con il governo, arrivando addirittura a sostenere che l’obiettivo di questa riforma sia la fine dell'”intollerabile invadenza” della magistratura: un’affermazione che non rispetta i valori della Costituzione. I giudici, infatti, devono essere terzi, non devono collaborare con nessun governo, ma applicare la legge per tutti”. Sono le riflessioni cardine di Antonella Mascali, cronista giudiziaria di lungo corso, che oggi scrive per il Fatto Quotidiano e ha realizzato, insieme al magistrato Piergiorgio Morosini, attualmente presidente del Tribunale di Palermo, il saggio “Mani legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia” (Paper First editore).
Il rischio – aggiunge Morosini – è che venga meno il rapporto fiduciario fra il cittadino e lo Stato. Rischiamo, insomma, di vivere sempre più in una democrazia disabitata: con minori controlli, un equilibrio dei poteri funzionale solo alla classe politica e, quel che è peggio, un’informazione addomesticata, prona, depotenziata, non più in grado di svolgere, a sua volta, una funzione imprescindibile di controllo dell’operato della classe politica e anche dell’universo giudiziario.
Il piano è complessivo, non settoriale: investe le istituzioni, con la minaccia, sempre incombente, del premierato o, peggio ancora, del presidenzialismo, l’informazione, per l’appunto, fra querele temerarie, censure e bavagli di varia natura, e adesso, come detto, la magistratura, con la separazione dei CSM, le carriere ancor più separate di quanto lo siano oggi e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare: un disegno articolato e pericoloso cui ci si deve opporre al fine di difendere i principî costituzionali che finora ci hanno consentito di resistere a molteplici crisi democratiche e ai marosi cui ci espone la deriva trumpiana che sta investendo l’intero Occidente.
Un NO nel merito, dunque, utile per comprendere il futuro che ci attende in un caso e nell’altro.

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