Il Board of Peace è un comitato d’affari, è il tentativo di privatizzare le relazioni internazionali. È la legge del più forte; il più forte – Donald Trump – che si circonda di meno forti pronti però a partecipare al banchetto, a spartirsi la “torta” di Gaza.
Hanno aderito, tra gli altri, l’Arabia Saudita del Principe ereditario Mohammad Bin Salman, la Turchia di Erdogan, l’Argentina di Milei, l’Ungheria di Orban. C’è anche la Bielorussia del dittatore Lukashenko.
Il Presidente auto eletto è, naturalmente, Trump, coadiuvato dal genero Kushner e dal segretario di Stato Rubio.
Parigi, Londra e Madrid hanno escluso ogni coinvolgimento. Roma ci sarà, invece, in veste di paese osservatore. Una posizione ambigua rispetto agli altri paesi europei, e umiliante per i cittadini italiani che si battono per i diritti umani, non solo del popolo palestinese.
Popolo palestinese che non c’è nel Board. I potenti decideranno in suo nome, in nome delle oltre 70.000 vittime. È di oggi la notizia che sotto le macerie di Gaza potrebbero esserci i resti di altri 8.000 esseri umani.
Su quelle ossa si sta progettando una colossale speculazione: grattacieli, autostrade e davanti alla costa isole artificiali per smaltire le macerie. Il progetto è stato illustrato in tutti i particolari a Davos.
Un’operazione commerciale che prevede investimenti e ritorni economici per gli investitori. Una speculazione. Il volto più cinico e spietato del colonialismo di conquista.
I crimini contro l’umanità di cui si è reso responsabile Israele non sono argomento di discussione nel Board. Sono stati cancellati con un colpo di spugna, in barba al mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale nei confronti di Netanyahu.
Per l’Italia entrare nel Board è una violazione dell’articolo 11 della Costituzione che prevede che l’Italia debba agire “in condizioni di parità con gli altri stati”. Nel Board non c’è alcuna condizione di parità.
Anche il solo ruolo di osservatore che si è assunta la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è in contraddizione con la Costituzione italiana e con lo spirito e gli obiettivi che hanno prodotto la nascita dell’ONU, al quale il Board vorrebbe sostituirsi.
Il progetto è quello di un ordine mondiale deciso da pochi. A danno di tutti gli altri.
