Non c’è alcun Re a Washington. La Corte Suprema degli Stati Uniti,con la clamorosa sentenza che definisce illegali i dazi decisi e imposti da Trump, di fatto stabilisce che gli Usa sono una repubblica democratica con un parlamento e non una monarchia con un sovrano dai poteri assoluti.
La Corte, che è a maggioranza conservatrice, con un voto 6 a 3 ha detto a Trump che ha abusato dei suoi poteri e non poteva scavalcare il Congresso ,l’unico con la competenza di approvare tariffe doganali. Trump, sostiene la Corte non poteva appellarsi alla legge del 1977 l’ International Emergency Economic Powers Act, pensata solo per le emergenze nazionali. Non c’era alcuna emergenza quando ha incominciato la sua guerra commerciale al mondo. La reazione del presidente è stata furiosa contro i giudici che gli hanno votato contro, alcuni nominati proprio da lui come Amy Coney Barnett e Neil Gorsuch. Una vergogna per le loro famiglie, ha detto, lasciando intendere che i giudici di sua nomina dovrebbero essergli leali e non indipendenti e super partes come richiede il massimo organismo della magistratura americana. Per i tre che gli hanno votato a favore ha avuto parole di elogio e ha rivolto un invito ad assistere al suo discorso sullo stato dell’Unione la prossima settimana. Appuntamento istituzionale al quale i membri della Corte sono tutti invitati comunque. Reazioni da asilo.
(Pareva di essere in Italia, quando la premier Meloni e i suoi alleati si scagliano contro le toghe rosse, che a volte però non sono più tanto rosse quando emettono sentenze che piacciono alla destra. Vai a capire perchè la premier si è così incaponita su questa separazione delle carriere dei magistrati che è un non problema rispetto ai guai del sistema giustizia)
Ma per tornare al Trump in modalità Meloni, nella conferenza stampa post sentenza dazi della Corte Suprema, ha definito alcuni giudici una vergogna della nazione, non patriottici, sciocchi e non fedeli alla costituzione. Li ha accusati di essere condizionati da interessi stranieri, cagnolini dei Rinos, come lui definisce i repubblicani che non sono dalla sua parte. Era talmente arrabbiato che ha imposto un nuovo dazio del 10% per 150 giorni per compensare quelli annullati dalla sentenza. Tra le pieghe delle varie leggi, pare ci siano altri appigli che consentano a Trump di continuare nella sua politica sui dazi,ma dovrebbe essere autorizzato dal Congresso. Il futuro appare incerto anche per noi europei che avevamo trattato una tassa del 15% in più sulle nostre merci. Non c’è dubbio che il presidente ne esce indebolito nella sua autorità e credibilità, con i dati sull’economia che non confermano la sua idea di una nuova età dell’oro. Cosa succede ora? Le imprese si vedranno restituire quanto pagato? Difficile, ci saranno contenziosi. Ma soprattutto il Congresso a maggioranza repubblicana avrà il coraggio di riprendersi il ruolo che la legge gli dà e al quale ha abdicato in favore di un presidente despota e vendicativo? Alcuni repubblicani ritroveranno la dignità di opporsi alla cupa ideologia Maga? A novembre si vota per il rinnovo di alcuni seggi della Camera, un banco di prova per Trump che rischia di perdere il controllo di una delle camere del Congresso. In molti sondaggi, la maggioranza degli elettori ha espresso preoccupazione per lo stato dell’economia e l’aumento dei prezzi, una preoccupazione che Trump deve bilanciare con il suo desiderio di reintrodurre i dazi che sono alla base della sua politica economica. Per il momento i giudici gli hanno fatto capire che c’è un limite ai suoi poteri.
