Quanto sono giuste le parole del Cardinal Matteo Zuppi: “Invitiamo tutti ad andare a votare, dopo essersi informati e ragionato sui temi e sulla posta in gioco”. Condivido totalmente la sua esortazione ponendo anche a me stesso e a tutti i cittadini alcune questioni che reputo centrali sia nel merito della Riforma Nordio-Meloni sia più in generale sul valore della prossima campagna referendaria.
Le domande vanno dalle più semplici a quelle che riguardano i cardini del nostro sistema democratico. Mi spiego meglio.
Il quesito sulla scheda è uno ed unico (e anche su questo ci sarebbe molto da polemizzare), ma quanti sanno che se la legge sottoposta al voto entrasse in vigore verrebbero modificati ben sette articoli della Costituzione (per l’esattezza gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1)?
E ancora: quanti sono a conoscenza di come si svolgerebbe materialmente il sorteggio, chi si occuperà di selezionare e poi indicare i sorteggiati? E qualcuno ha chiaro se e come cambierebbe il rapporto tra magistratura inquirente e magistratura giudicante? Una volta entrate in vigore queste novità, cambieranno e come i tempi e il funzionamento della giustizia?
Nonostante gli sforzi dei sostenitori della riforma Nordio, chi ha davvero compreso di cosa si occuperanno, come lavorerebbero, a chi risponderanno i due Csm e mezzo partoriti come escamotage per superare il sistema delle correnti?
Nel merito ci sarebbero molti altri rilievi critici indicati dai numerosi magistrati e valenti giuristi scesi in campo per sostenere le ragioni del No. Ma qui vorrei solo aggiungere un richiamo a quello che in tutte le Costituzioni democratiche che conosciamo rappresenta un principio basilare: la divisone e l’equilibrio tra i poteri. E allora mi chiedo e chiedo ai cittadini, specie a quelli che rinunciano al voto: non credete che, una volta picconato e ridotto a ruolo ancillare il potere legislativo, si voglia con questa riforma agire analogamente anche nei confronti del potere giudiziario?
A cinquanta giorni dalla data del referendum ci vuole uno scatto collettivo. Informazione, consapevolezza, partecipazione sono alla base di qualsivoglia scelta si intenda operare nell’urna. Forti di una radicale certezza: i padri costituenti ci hanno lasciato una preziosa eredità che tocca a noi preservare. E, mi pare giusto ricordarlo, ogni volta che si è messa mano alla Costituzione, o si è tentato di farlo, nulla è migliorato per i cittadini, anzi si è dato un colpo alla nostra democrazia e alla nostra convivenza civile. Per dirla in breve, ma assai convinto: da ottant’anni la Costituzione ha difeso i cittadini. Ora i cittadini devono difendere la Costituzione.
