“Votare No non è la difesa di una corporazione, ma la difesa lo stato di diritto, previsto dalla Costituzione”.
Era strapiena, la sala della biblioteca di Gubbio, per il dibattito sulle ragioni del No al referendum del 22 e 23 marzo.
A confrontarsi, dopo l’introduzione della presidente della sezione eugubina dall’Anpi Ellis Gulli, il presidente della Fondazione umbra per la prevenzione dell’usura, già Procuratore generale presso la Corte d’appello di Perugia Fausto Cardella, , Mauro Volpi, coordinatore del comitato provinciale “Società civile per il NO”, già componente del Consiglio superiore della magistratura e Giuseppe Giulietti, coordinatore nazionale dell’associazione Articolo 21, coordinati dal giornalista Gianluca Sannipoli.
Un dibattito a tre voci appassionato e stimolante, che ha sviscerato tutti gli aspetti di una “controriforma” che non risolve i problemi della giustizia (durata dei processi, organici in sofferenza), ma punta a scardinare la separazione dei poteri prevista da padri e madri costituenti. Sette articoli della Costituzione modificati per una legge definita “sbagliata nel merito e nel metodo”. Dallo sdoppiamento del Csm e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, che aumentano posti e costi, alla totale assenza di confronto in Parlamento. Ma anche il voto negato ai fuorisede: uno schiaffo a 5 milioni di elettori.
Una riforma che fa parte di un disegno più ampio che mira ad accentrare il potere nelle mani dell’esecutivo, svuotando il Parlamento e indebolendo i contrappesi. “Per arrivare – come ha detto Giulietti – a un presidenzialismo senza controlli e al massacro costituzionale”.
