Giorni fa, su questo stesso sito, è stato fatto notare come un governo non può operare ‘per vendetta’ contro situazioni istituzionali e politiche di segno avverso. In particolare è stato fatto notare come l’esecutivo avesse bocciato il dimensionamento scolastico di quattro regioni di centrosinistra – Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna – affermando che le scelte operate non corrispondevano ai criteri nazionali voluti dal Ministero. Criteri che, ovviamente, non hanno tenuto in alcun conto né delle particolari situazioni territoriali, né di quelle – più gravi – della dispersione scolastica, particolarmente alta nell’isola.
Ora l’accanimento si è fatto più duro, e ancora una volta contro la Sardegna. Tanto che torna alla mente il fatidico e fallimentare motto del 1940 ‘Spezzare le reni’ al nemico, caro a Mussolini.
Non essendo sufficiente l’attacco alle decisioni della giunta sarda su come distribuire le scuole, ecco che ha fatto immediatamente seguito la decisione di destinare a ben tre carceri sarde – delle sette scelte in ambito nazionale – centinaia di detenuti in regime di 41-bis. Saranno destinati a Uta, nel sud, Bad’e Carros a Nuoro, e Bancali, nel sassarese. Traduzione di quel rischio di pericolose infiltrazioni di cui ha più volte parlato Roberto Saviano.
Nella frenesia di togliere qualunque possibilità di autogoverno ad una regione che pure dovrebbe essere tutelata da una autonomia speciale riconosciuta in Costituzione, il governo ha escluso qualunque consultazione di regione e comuni nel predisporre un decreto per installare nell’isola sistemi di produzione energetica derivata da pale eoliche e pannelli fotovoltaici, ignorando le specificità ambientaliste e paesaggistiche dell’isola.
E che dire della decisione di consentire comunque alla fabbrica di bombe RWM della tedesca Rheinmetall di ampliare lo stabilimento nel territorio di Domusnovas nel Sulcis Iglesiente: bombe, droni e ordigni d’ogni tipo destinati ad essere utilizzati in zone di guerra dove è altissima la sofferenza delle popolazioni civili.
All’ostinazione nel ‘togliere’ ha fatto da contraltare una inaccettabile azione di propaganda per far finta di ‘dare’. In particolare con i viaggi della speranza dei ministri Urso e Calderone che, giunti nell’isola, hanno a più riprese prospettato la possibilità di rilancio di due settori industriali importanti per il Sulcis, come il piombo-zinco e l’alluminio. Poi, rientrati a Roma, a quelle promesse non sono riusciti o non hanno voluto dare alcun seguito.
Trattata dal centrodestra come una neo-colonia d’oltremare, l’isola non ha trovato difensori in quei parlamentari sardi di centrodestra che hanno preferito obbedire all’appartenenza partitica piuttosto che pensare a tutelare gli interessi dei sardi. E ora tanti dei loro sostenitori si sentono traditi.
