Giornalismo sotto attacco in Italia

Buio Italia

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Tempi sempre più bui per la libertà di informazione, ma la cosa sembra interessare poco o nulla, persino i diretti interessati.
La santa alleanza sovranista odia ogni forma di mediazione, non sopporta le domande, le inchieste dei giudici e dei cronisti, pretende il buio, come ê accaduto e accade a Gaza, dove é ancora in vigore il divieto di accesso ai giornalisti.
La presidente Meloni, insieme ai peggiori arnesi della destra europea, ha realizzato  un video per sostenere Orban; proprio l’Ungheria occupa, insieme alla Italia, l’ultimo posto in Europa in materia di libertà di informazione.
La stessa Meloni, alla conferenza stampa con l’Ordine dei giornalisti, ha affermato di aver risposto alle richieste dell’Europa, dando applicazione all’Emfa. Notizia falsa, accolta in silenzio.
Quel regolamento, già operativo, impone una nuova legge sulla Rai, il contrasto alle querele bavaglio, allo spionaggio, la tutela delle fonti e del segreto professionale
Naturalmente queste indicazioni sono state tutte disattese, nel frattempo si marcia in direzione contraria.
Telemeloni dipende sempre più dal governo.
Le querele bavaglio sono aumentate.
Mandanti ed esecutori dello spionaggio ai danni di Fanpage, e non solo, restano avvolti dal mistero.
Chi solo osa mettere il naso negli intrecci tra servizi deviati, loggia P2, neofascisti, diventa oggetto di querele, denunce, convocazioni in commissione antimafia.
Questa è l’ultima novità.
Dopo aver paralizzato la commissione di vigilanza con un ostruzionismo di maggioranza, senza precedenti nella storia repubblicana, ora cercano di convocare e processare i cronisti nella sede dell’antimafia, presidente la deputata Colosimo, e non aggiungiamo altro, un nome, una garanzia.
Prima è toccato a Report, a Sigfrido Ranucci, a Giangaetano Bellavia, uno dei più preparati esperti in materia di bilanci, corruzione, rapporti pericolosi  tra politica e malaffare.
Cosa vogliono da loro? Conoscere le fonti? Ostruire le prossime inchieste? Intimidire la redazione?
Come se non bastasse, oggi il direttore del quotidiano “Il Domani” , Emiliano Fittipaldi, denuncia il tentativo di approvare una relazione che vorrebbe riscrivere l’articolo 21 della Costituzione, stabilire i limiti del diritto di cronaca, impedire la pubblicazione di notizie di pubblico interesse e di rilevanza sociale, perché potrebbero danneggiare le inchieste.
La denuncia di Fittipaldi ha trovato rispondenza  nelle parole del senatore Verini, che ha confermato punto per punto le parole di Fittipaldi.
La sola ipotesi di un simile documento non solo contrasta con la Costituzione, ma anche con sentenze della Cassazione e dei Tribunali, per non parlare della Corte Europea che ha più volte sentenziato sulla liceità della pubblicazione di ogni notizia di rilevanza sociale, in particolare quando riguarda il potere e i governi, di ogni colore.
A rafforzare queste sentenze è arrivato proprio il Media Freedom Act, regolamento che in Italia è stato prima ignorato, poi fatto a pezzi.
Le minacce, continuate e ripetute, non possono più essere ignorate. Occorre una reazione forte, clamorosa, all’altezza delle aggressioni.
Chiunque abbia a cuore la Costituzione e la libertà di informazione ha il dovere, attraverso le sue istituzioni, gli organismi rappresentativi, gli europarlamentari, di denunciare in ogni sede e di chiedere alla Commissione europea di inviare una sua ispezione e di applicare all’Italia le stesse sanzioni già decise per l’Ungheria.
Quel video di sostegno ad Orban indica la loro strada, chi finge di non saperlo è un complice.

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