Con lo Stato laico, la solidarietà è diventata – da moto d’animo privato – un pubblico ‘’dovere inderogabile’’, come lo definisce la Costituzione (art. 2). E invece, questa responsabilità collettiva si sta indebolendo, a causa di fondi pubblici sempre più esigui e un ricorso sempre più intensivo a raccolte private. Siamo tartassati da immagini di bambini denutriti, che solo tu puoi salvare donando ora; poi arrivano i piccoli con malattie agli occhi, che solo tu puoi guarire donando ora; e via andando con un pasto caldo ed altro.
Tutto lecito, ma c’è il rischio che forzare la privatizzazione della solidarietà sia funzionale al progressivo disimpegno del suo finanziamento pubblico. E infatti il tutto assume sempre più la pervasività del business. Non a caso, le campagne più sofisticate puntano all’eredità dei donatori, con intonazioni emotive della comunicazione e accurate informazioni sui lasciti testamentari. Non voglio denigrare la beneficenza privata, ma segnalare il rischio che la sua ipertrofia riduca la solidarietà ”inderogabile” pubblica. L’unica modalità che tiene insieme bisogni e diritti di una collettività.
