Un anno passa velocemente. L’investimento finanziario, oltre che di tempo ed energie, pure. Il problema è cosa resta dopo #GO2025: sarebbe davvero poco intelligente che rimanessero solo ricordi.
Abbiamo invece bisogno che l’intuizione profetica di due sindaci, che ha visto per un anno intero Gorizia e Nova Gorica unitamente – non separate – capitale europea della cultura, a ricordare due anime unite in un’unica città, non sia abbandonata a qualche evento pur di successo e celebrato alla presenza di grandi personalità, ma continui nel tempo e nel quotidiano, diventando un piccolo “laboratorio di futuro”, un faro per una società che fa sempre più fatica ad accogliere la diversità e da essa si difende – anche con l’approvazione di leggi inique – con violenza e prepotenza, di fatto facendo del male anche contro sé stessa.
Per questo la proposta, che i Consigli comunali di Gorizia e di Nova Gorica si possano incontrare almeno una volta l’anno, mi pare carica di profezia.
Perché abitare il confine significa riconoscere la mia identità ma anche i limiti della mia realtà.
Significa incontrare chi è altro da me e scoprire, coi suoi limiti, la diversità che mi arricchisce e mi mette in dialogo, in discussione, mi mette in gioco.
Significa non guardare solo alle ferite che l’altro mi (ci) ha inferto, ma essere capace di osservare quelle che anch’io (noi) ho (abbiamo) procurato. Avviando percorsi di riconoscimento dell’altro a partire dal suo dolore.
Significa abitare davvero il confine: “cum-finis”, cioè l’impegno a trovare “fini comuni” che ci permettano di vivere quella fraternità universale, unica in grado di guarirci dalla miopia patologica che ci aggredisce come non mai in questo tempo e che non ci permette di vivere quella che Ernesto Balducci chiamava semplicemente “uomo planetario”.
Allora quella linea di confine non rimane – come storicamente è stato per tanti anni – un muro invalicabile e con reticolati, ma – come davvero ora è piazza Transalpina/Trg Evrope (Piazza d’Europa) – diventa luogo d’incontro e di dialogo, luogo di condivisione e di scoperta.
Perché senza l’altro non andremo da nessuna parte.
Solo assieme all’altro saranno trovati quei fini comuni e resi possibili percorsi di pace duraturi e forieri di futuro
