A dispetto del ministro Valditara che invoca il latino, sono i Greci a sbarcare in Italia. Com’è noto (ne ha ampiamente scritto anche il manifesto), l’imprenditore ellenico Kyriakou è di una famiglia che divide i suoi interessi tra il petrolio e i media. Proprietario di Antenna Group, già estesosi oltre frontiera, è innanzitutto interessato alla preziosa area radiotelevisiva di Gedi, l’acronimo che fa riferimento alla Exor di John Elkann: da Deejay, a m2o, a Radio Capital. Ma, per ottenere il risultato nei settori di maggiore interesse, è indispensabile entrare dalla porta principale, quella de la Repubblica e -chissà- della Stampa. Su quest’ultima storica testata si sussurra di un approccio con Nem (Nord est Multimedia), acquirente di diverse testate locali del vecchio marchio editoriale. Non è chiara la situazione di Limes e di Huffington Post.
Giustamente i comitati di redazione delle testate hanno deciso una vertenza con previste giornate di sciopero, per sollecitare un interesse via via scemato, salvo l’impegno dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione della stampa. Il sottosegretario con delega all’editoria Alberto Barachini ha battuto un colpo e ha promesso che se ne occuperà.
Altri esponenti del governo dichiarano a favore di agenzie e telegiornali che un’esperienza così rilevante non può essere acquisita da un gruppo straniero. Già, sovranismo a scoppio ritardato, visto che la casa madre ex Fiat ha svenduto pressoché tatto ciò che poteva. E l’elenco è lungo, tra comprati e venduti, per riprendere il titolo di un famoso libro di Giampaolo Pansa. Tuttavia, all’epoca del fortunato volume la carta stampata era in una fase di sviluppo. Il pericolo sembravano le concentrazioni con il superamento di limiti e tetti di legge. Ora, invece, siamo vicini ai titoli di coda: da 6 milioni di copie giornaliere vendute in edicola, si tocca sì e no il milione. È vero che vi sono le versioni online, ma la somma non eguaglia neanche lontanamente i momenti felici.
La triste vicenda di Gedi va letta in tale contesto, come epifenomeno di una crisi prolungata di cui non si vedono al momento sbocchi positivi.
La mancanza di una qualche strategia degli editori, che si limitano a fare appelli con paginate pubblicitarie, prendendosela con i contributi alle emittenti è una delle cause.
Una visione richiederebbe un investimento straordinario per l’editoria finalizzato a gestire in modo illuminato la transizione verso la definitiva affermazione della tecnica digitale. Coloro che se ne sono occupati sostengono che la linea di confine sarà il 2030. Difficile fare previsioni certe, naturalmente. La tendenza, però, è chiara.
Tutto questo illumina di colori scuri il panorama mediale nella sua componente storica e decisiva.
Proprio in relazione a simile quadro di riferimento non è chiaro il disegno dell’acquirente greco di un gruppo complesso e per forza di cose costoso.
Si dice che Theo Kyriakou sia solo uno dei protagonisti di una cordata ancora coperta (si parla persino di bin Salman), e l’insistenza governativa sulla preferenza italiana fa immaginare che qualcosa via via si capirà meglio.
Per l’intanto, oltre alla doverosa solidarietà con chi lavora nelle testate in questione, è indispensabile che si metta il naso in simile allarmante situazione, per riaprire finalmente il tema del futuro e delle necessarie competenze digitali per passare in modo massivo alla nuova età.
Non solo. Esecutivo a parte, è urgente che entri in scena l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, cui spettano compiti di vigilanza e verifica su andamento e trasparenza del comparto, secondo le previsioni della legge n.249 del 1997 istitutiva dell’Agcom.
Non si deve ledere la libertà di mercato, si sottolinea. Sempre, però, che un reale mercato esista e non sia solo un territorio dominato da pochissimi soggetti con un apparente pluralismo che fa da schermo al potere effettivo avvolto dall’intelligenza artificiale.
Se facciamo di conto, ci accorgiamo come il rischio sia che la destra dia scacco matto: se pure Kyriakou si siede a tavola e partecipa al pensiero unico dominante.
