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Appello per la libertà di ricerca e insegnamento, ecco i rischi dei 4 DDL che trasformano la definizione di antisemitismo dell’IHRA in legge

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Dopo l’orribile strage avvenuta ieri in Australia nel giorno della festa ebraica di Hanukkah, diventa più urgente sottoscrivere l’appello che arriva dai docenti e ricercatori universitari di Rete Ricerca e Università per la Palestina
Da questa mattina si stanno raccogliendo le firme per chiedere il ritiro dei 4 DDL che trasformano la definizione di antisemitismo dell’IHRA in legge, un rischio enorme per la libertà di insegnamento e ricerca.

 

 

Accademia ed enti di ricerca contro la trasformazione della definizione di antisemitismo dell’IHRA in legge

 

Per aderire: 

https://forms.gle/xW2BNTR8EW14s97c7 

L’adesione è aperta a persone singole con un’affiliazione universitaria e/o presso un centro di ricerca; a organizzazioni e associazioni accademiche e scientifiche 

 

Noi studiosi, studiose e docenti italiane di diverse discipline, lavoratrici e lavoratori afferenti a istituzioni accademiche ed enti di ricerca italiani e non, esprimiamo grande preoccupazione per i diversi disegni di legge che mirano a introdurre in Italia la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, ovvero l’International Holocaust Remembrance Alliance.

 

Nonostante si richiamino alla lotta contro l’antisemitismo, questi progetti di legge lo banalizzano e lo equiparano all’espressione di opinioni critiche verso le politiche di occupazione dello stato israeliano. Tali politiche sono state riconosciute come illegali e di discriminazione razziale dalla Advisory Opinion della Corte Internazionale di Giustizia nel luglio del 2024, e come forme di apartheid dalle più importanti organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali che lavorano in difesa dei diritti umani. Come dimostrato dalle stesse organizzazioni e da molteplici rapporti delle Nazioni Unite, le politiche implementate dallo Stato di Israele hanno subito negli ultimi due anni una accelerazione e si sono tradotte in forme di violenza genocidiaria contro il popolo palestinese.

 

Inoltre, i progetti di legge italiani, aderendo alla definizione dell’IHRA, oltre a trasformare la critica al razzismo di stato in antisemitismo, avrebbero come conseguenza che la vasta letteratura prodotta in molteplici campi del sapere e discipline in cui si analizzano le politiche israeliane come politiche coloniali, possa essere considerata come discriminatoria. Questo equivarrebbe a negare che per decenni Israele ha continuato a costruire colonie illegali attraverso l’espulsione forzata della popolazione palestinese. Gli eventi storici e quelli in corso a Gaza, in Cisgiordania e nei territori controllati da Israele, mostrano come la distruzione, il trasferimento forzato e la segregazione della popolazione palestinese attraverso la creazione di un regime di apartheid costituiscano la matrice operativa alla base delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. 

 

Impedire di utilizzare queste lenti di lettura e il sapere critico che hanno prodotto sulla questione palestinese risulterebbe in un impoverimento gravissimo della comprensione della storia e della politica contemporanee, trasformando la Palestina e lo studio delle violenze di stato messe in atto da Israele in un tabu–una sorta di eccezione palestinese alla produzione di sapere critico.  

 

Inoltre i disegni di legge presentati in Parlamento costituiscono una gravissima limitazione della libertà accademica, soprattutto per quello che riguarda la storia e le scienze sociali, e perfezionano uno spostamento di significato che nulla fa per combattere un fenomeno aberrante come il razzismo antisemita. Infatti, l’applicazione della definizione dell’IHRA otterrebbe il solo risultato di mettere a tacere attivisti, attiviste, studiosi e studiose interessate ad avanzare conoscenza e strumenti critici utili ad analizzare la storia degli stati per poter rendere le società umane più democratiche e consapevoli. 

 

Invece, i ddl, nella loro presunta lotta contro l’antisemitismo attraverso l’adesione all’IHRA, finiscono per riprodurre proprio discorsi antisemiti. Del resto, l’idea stessa che esista una corrispondenza totalizzante tra ebrei, adesione al sionismo e sostegno a Israele è errata e pericolosa, poiché essenzializza l’ebraismo trasformandolo in sostegno allo stato israeliano. Numerosi studi insistono sulla necessaria distinzione tra antisionismo – espresso anche da gruppi e individui ebrei in tutto il mondo – e antisemitismo.

 

La definizione di antisemitismo dell’IHRA rappresenta un pericolo enorme per la nostra libertà accademica e di insegnamento. Essa criminalizza l’insegnamento e la ricerca sulle forme di discriminazione e razzismo contro la popolazione palestinese, e di occupazione e colonialismo della terra palestinese. Infatti, l’IHRA viene promossa con forza e con enormi sforzi diplomatici da parte di Israele, che la usa come strumento di protezione delle gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani che commette. Non è affatto una coincidenza che gli sforzi per la trasformazione dell’IHRA in strumento sanzionatorio per legge coincidano con gli sforzi diplomatici di molteplici ministeri israeliani a favore dell’uso della definizione in questa direzione. E non è affatto una coincidenza che questi sforzi avvengano in concomitanza con l’assunzione della presidenza dell’IHRA da parte di Israele. 

 

È chiara ed evidente la volontà di mettere a tacere, attraverso persino il diritto penale, voci e saperi critici in molteplici campi di studio e negli spazi universitari, che hanno costituito uno dei fulcri del dissenso contro la distruzione della popolazione di Gaza e le complicità del nostro governo con i crimini israeliani. 

 

Come studiose e studiosi chiediamo che vengano ritirati tutti i ddl che adottano la definizione di antisemitismo dell’IHRA trasformandola in legge e strumento di definizione di cosa costituisce antisemitismo negli spazi di produzione e circolazione del sapere. Chiediamo anche che il governo italiano revochi l’adozione della definizione IHRA attuata dall’Italia nel 2020, in violazione della nostra Costituzione. 

 

Prime firme:

 

  1. Algostino Alessandra     Professoressa ordinaria, Università di Torino
  2. Azzariti Gaetano Professore ordinario, Università di Roma La Sapienza
  3. Bartolini Stefano     Direttore Fondazione Valore Lavoro – Direttore Scientifico Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Pistoia
  4. Basosi Duccio Professore associato, Università Ca’ Foscari Venezia 
  5. Bazzoni Alberica           Ricercatrice, Università per Stranieri di Siena
  6. Beneduce Roberto        Professore ordinario, Università di Torino
  7. Biancani Francesca       Professoressa associata, Università di Bologna
  8. Borrillo Sara Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale 
  9. Busso Sandro   Professore associato, Università di Torino
  10. Caridi Paola Docente, Università di Betlemme
  11. Daniele Luigi     Professore associato, Università del Molise
  12. Della Porta Donatella     Professoressa ordinaria, Scuola Normale Superiore
  13. Di Peri Rosita Professoressa associata, Università di Torino
  14. Diani Mario      Professore ordinario, Università di Trento
  15. Farris Sara        Professoressa ordinaria, Goldsmiths University of London
  16. Frisina Annalisa Professoressa associata, Università di Padova
  17. Frulli Micaela    Professoressa ordinaria, Università di Firenze
  18. Galantucci Luca Ricercatore, Istituto per le Applicazioni del Calcolo (IAC-CNR)
  19. Gargiulo Enrico Professore associato, Università di Torino
  20. Giunchi Elisa Professoressa ordinaria, Università degli Studi di Milano
  21. Graziano Paolo Professore ordinario, Università di Padova
  22. Greppi Carlo Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, Torino
  23. Guazzone Laura           Professoressa associata, Università di Roma La Sapienza
  24. Helm Francesca            Professoressa associata, Università di Padova
  25. Jessoula Matteo            Professore ordinario, Università degli Studi di Milano
  26. Lancione Michele          Professore ordinario, Politecnico di Torino
  27. Marcenò Serena           Professoressa ordinaria, Università di Palermo
  28. Marchetti Sabrina Professoressa associata, Università Ca’ Foscari Venezia 
  29. Meloni Chantal Professoressa associata, Università degli Studi di Milano
  30. Mezzadra Sandro          Professore ordinario, Università di Bologna
  31. Monaco Arturo Assegnista, Università di Roma La Sapienza
  32. Montanari Tomaso Rettore, Università per Stranieri di Siena
  33. Nocera Lea       Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale
  34. Pagano Carla Ricercatrice, Università di Napoli L’Orientale
  35. Peroni Caterina Ricercatrice, CNR IRPPS
  36. Perugini Nicola Professore associato, Università di Edimburgo
  37. Pezzani Lorenzo            Professore associato, Università di Bologna
  38. Pianta Mario           Professore ordinario, Scuola Normale Superiore
  39. Pioppi Daniela   Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale
  40. Pisanty Valentina Professoressa ordinaria, Università di Bergamo
  41. Ricciardi Mario  Professore ordinario, Università di Milano
  42. Rivetti Paola     Professoressa associata, Dublin City University 
  43. Salih Ruba        Professoressa ordinaria, Università di Bologna
  44. Serughetti Giorgia Professoressa associata, Università di Milano-Bicocca
  45. Sibilio Simone Professore associato, Università Ca’ Foscari Venezia
  46. Surian Alessio   Professore associato, Università di Padova
  47. Taliani Simona Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale
  48. Traverso Enzo, Professore ordinario, Cornell University 
  49. Tufaro Rossana Assegnista, Università di Roma La Sapienza

 

Firme: 

 

 

  1. Abbatecola Emanuela          Prof.ssa Associata Università di Genova

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