La riunione di questa mattina di Articolo 21 è stata dedicata ad alcuni temi, alcune storie che questa associazione non molla mai, nemmeno per un attimo. La prima è la detenzione di Alberto Trentini in Venezuela, la seconda è la Siria e ciò che le sta girando attorno adesso. Entrambe sono fuori dai radar dei grandi media italiani, salvo preziose eccezioni, come il contributo di Carlo Verdelli, intervenuto alla nostra riunione proprio sul cosiddetto “caso Trentini”.
“Era lì con una Ong, è un cooperante professionista, è stato rapito perché il regime di Maduro ha fatto la stessa cosa con molti Paesi che non hanno riconosciuto il risultato delle elezioni. – ha detto Verdelli – Tra questi c’è anche la Francia ma lì la diplomazia ha liberato l’insegnante detenuto. Io resto allibito vedendo che l’ambasciatore italiano, che lo ha visto per la seconda volta (ricordiamo che siamo al 388esimo giorno di detenzione) e ha detto ‘l’ho trovato meglio’ ! Ma come è possibile!? Lo svizzero liberato dalle carceri venezuelane ha detto: ‘Non dico cosa succede lì dentro per non danneggiare chi è ancora lì. Io francamente non mi fido di chi sta governando questa vicenda, vorrei vedere la faccia e la storia di Alberto al tg delle 20. Perché per gli altri sì e per lui no? Rompiamo tutti insieme questo muro del silenzio. Il problema di Trentini non è politico, non è una questione né di destra né di sinistra, è incredibile che la politica non se lo intesti. C’è un italiano per bene che è stato rapito in Venezuela!” .
Una vicenda incredibile, come ribadito dal coordinatore di Articolo 21 Giuseppe Giulietti: “Purtroppo per alcuni non vale la giusta eco mediatica sui tg delle 20. E’ già successo: penso a Paciolla, penso a Rocchelli, che ha avuto la colpa di essere stato ammazzato dagli ucraini”.
Nel suo intervento Ottavia Piccolo ha parlato dell’evento del 16 dicembre prossimo dedicato ad Alberto Trentini con la partecipazione dello stesso Verdelli. E anche l’assemblea di Articolo 21 del 10 partirà proprio con l’esposizione dello striscione dedicato ad Alberto Trentini.
A seguire la giornalista Asmae Dachan ha fatto il punto sul primo anniversario della caduta di Assad e sulla situazione attuale in Siria, ricordando Padre Paolo Dall’Oglio, “uno dei 15mila siriani che mancano ancora al nostro sguardo, un Paese in cui ci sono stati negli ultimi 14 anni 150mila vittime, persone di cui non si sa nulla, Padre Paolo manca a tutti”.
“Il regime di Assad ha usato la censura contro il suo popolo, 13 milioni di persone sono state costrette alla fuga e la metà sono ancora nei punti della diaspora, un milione solo è tornato a casa. – ha aggiunto – In questi giorni la gente ha celebrato un anno dalla liberazione, un sogno che sembrava impossibile, un sogno che però si declina in una Siria devastata da anni di violenze e di conflitti interni ed esterni e che tuttora è teatro di violenze. Non possiamo pronunciare ancora la parola pace. Durante il regime sono stati presi di mira i giornalisti, per anni non abbiamo avuto la possibilità di entrare i Siria e i giornalisti locali hanno dovuto fare tutto da soli, chiedo ai colleghi di continuare a parlate della Siria, chiedo di entrare in contatto con gli attivisti e con chi vuole promuovere un dialogo interreligioso”.
(Nella foto una delle manifestazioni per la liberazione di Alberto Trentini)

