Giornalismo sotto attacco in Italia

2025 e media. Un anno vissuto pericolosamente

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Si chiude all’insegna di un inevitabile scontro tra Stati Uniti e Unione Europea sulle regole per le Big Tech. Vedremo se il conflitto amplificato dalla questione del visto per gli Usa negato all’ex commissario Thierry Breton sarà reale o se è solo un fuoco di paglia.

Tant’è, però, che le pur limitate normative di Bruxelles sul’infosfera sono considerate insopportabili dai nuovi ideologemi di Donald Trump e della sua setta. Sotto l’egida del think tank conservatore Heritage Foundation, fu eleborato dopo la sconfitta del tycoon del 2020 il Project 2025 imperniato sulla autonoma e intoccabile sovranità d’oltre oceano. Per approfondire si legga il bel volume (The Project, 2025) del giornalista statunitense David A. Graham. Si capiscono meglio tante cose e di connettono i molteplici indizi. Ogni multilateralismo è bandito e l’assetto compiuto del sistema viene relegato ad una sgradevole utopia di un passato da cancellare.

Il Far West è tornato come misura del mondo e persino qualche fragile tentativo di riordinare un universo tecnologico dominato da un pugno di Capitalisti feudali diventa una trasgressione del cosiddetto Maga. Il pensiero ha da essere unico e la dittatura degli algoritmi è a sua volta soggetta ad una dittatura superiore: il Deep State, il Potere segreto. Danno fastidio il Digital Services Act, il Digital Markets Act, l’IA Act (l’unica disciplina sulle intelligenze artificiali) e lo stesso European Media Freedom Act (Emfa) rischia di finire in soffitta. C’è un filo di congiunzione, non per caso, tra questi Regolamenti: chi controlla le piattaforme ha il dovere di rispondere anche delle infrazioni che nella rete si possono verificare. Certamente, vi possono essere rischi di censura, ma la linea dell’utilizzo dei dati e dei profili delle persone senza consenso, nonché la politica autoritaria della sorveglianza sono messe in causa.

Così come la conquista selvaggia dello spazio, l’assoluta libertà di fare ricorso alle tecniche di controllo, spionaggio e condizionamento sono il lascito del 2025 e il colpo di inizio della corsa autoritaria che caratterizzerà l’anno prossimo.
Se sono consuete e un po’ noiose le solite disamine di fine dicembre e la premonizione degli eventi futuri, nel clima bellico di oggi la sottocultura della forza in luogo del diritto assume i tratti di una inquietante egemonia.

La destra governa attraverso la complicità subalterna con i prepotenti oligarchi, che hanno in Thiel, Musk e Vance i capipopolo al servizio del dio del momento, Trump. Il ruolo intrusivo nelle raffinate faccende tecnologiche di Israele, paese vassallo ma capace di enorme ricatto, chiarisce alcuni dei perché di una criminosa tolleranza verso il genocidio dei palestinesi. Ad esempio.

L’Europa dovrà acconciarsi al ruolo di mera area di consumo passivo? In tutto ciò la conclamata voglia di innovazione va a farsi benedire, sottomessa alle linee spietate della destrutturazione dell’Occidente con le sue antiche istanze liberali. Attenzione, i calcoli vengono fatti senza il convitato di pietra: la Cina, vicina.

I risvolti di simile caduta negli Inferi delle guerre e delle lotte selvagge si vedono pure in Italia. Malgrado diversi rapporti europei abbiano acceso i fari sulle gravi distorsioni nel campo dei diritti e dell’informazione, non emerge il senso della tragedia. Come se il record di querele temerarie, la crisi abnorme dell’editoria o la palese violazione dell’Emfa non suscitassero reazioni o grida democratiche. Che la riforma della Rai sia ferma presso la competente commissione del senato da tempo o la sede della Vigilanza sia bloccata dall’ostruzionismo della destra o ci sia l’epifania di numerosi conflitti di interesse non sembrano argomenti appassionanti. Non parliamo della par condicio sul referendum oppositivo in merito al quesito sulla giustizia: tamquam non esset.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni non può e non deve rinviare le iniziative necessarie, visto che è in corso la raccolta delle firme, su cui i media di maggior seguito tacciono. Grave. Insomma, va immaginato un Capodanno con il botto, ovvero con un programma comune delle forze di opposizione.

Fonte: Il Manifesto


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