Come Articolo 21, siamo e saremo al fianco dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) nella battaglia referendaria contro la “riforma” imposta dalla maggioranza non tanto per separare le carriere dei magistrati (che di fatto, in seguito alla riforma Cartabia, esiste già) quanto per sdoppiare i CSM, con il risultato, qualora dovesse essere confermata dalla cittadinanza, di trasformare i PM in avvocati dell’accusa, privandoli della cultura giuridica garantista e costituzionale che dovrebbe essere loro propria per avvicinarli a una visione poliziesca tutt’altro che al servizio della comunità e, in particolare, delle fasce più deboli. Il passo successivo sarebbe, inevitabilmente, l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale e, magari, l’elettività dei giudici come negli Stati Uniti. Due giustizie, dunque: una per i poveri e una per i ricchi, con la politica a dare le carte e a stabilire quali reati perseguire e quali no. Sarebbe la fine dell’articolo 3 della Carta, lo smantellamento sostanziale dell’architettura costituzionale e dei suoi valori e la scomparsa, come detto, del principio di uguaglianza di fronte alla legge di tutte le cittadine e i cittadini, al di là della loro condizione sociale.
A dieci anni dalla scomparsa del “Venerabile” Licio Gelli, siamo purtroppo costretti a constatare che molte delle proposte contenute nel suo Piano di Rinascita democratica abbiano ispirato le scelte politiche di vari governi negli ultimi quattro decenni, esautorando il Parlamento dei suoi poteri, indebolendo drammaticamente gli organismi di controllo, a cominciare dalla magistratura, e minando alla radice quegli equilibri democratici e costituzionali nati dalla Resistenza al nazi-fascismo e mai come ora messi in discussione.
Di tutto questo ne abbiamo parlato con Rocco Maruotti, segretario generale dell’ANM.
