Nello splendido “Per grazia ricevuta”, di e con Nino Manfredi, il mentore del protagonista, uomo colto, laico e libertario, in fin di vita chiede il prete e bacia il crocifisso. L’insostenibilità dell’esito porta Nino a lanciarsi da uno strapiombo; sopravvive e si grida al miracolo. Disperazione vera.
L’addio delle gemelle Kessler, solo per poche ore, ha riaperto il dibattito sul tema del “Fine vita”. Tra guerre vere e guerre di bilancio, l’evento, che ha avuto una eco mondiale, in Italia è stato subito metabolizzato e sommerso tra le tante “garlascate” TV. Anche in questo caso l’Europa è come se non esistesse. In Germania si dispone della propria vita, in modo assoluto; in Italia per nulla.
Dai tempi del “Caso Englaro” si rinvia il problema, con viaggi all’estero e rinvii (a giudizio) per chi aiuta all’addio. In verità tra i casi Kessler e Englaro c’è una differenza sostanziale, le splendide gemelle erano ben presenti alla scelta, mentre per la ragazza lecchese non si aveva giuridica certezza della volontà, soprattutto se, “in articulo mortis”, si può presupporre un cambiamento di idea. Anche feroci comunisti hanno chiesto il prete nel letto di morte. Cercando altra vita.
L’unico aspetto favorevole della legiferazione sul tema del “fine vita” è quello che è praticamente a costo zero. Il che non porterebbe al declassamento del rating, valutazione che, per restare in tema, vale molto più del giudizio del Padreterno. Fin quando comandano le agenzie e la finanza private.
