Sarebbe sbagliato presentarlo come “il figlio di”, anche se Edoardo Purgatori, figlio del mai abbastanza compianto Andrea, è più che orgoglioso di suo padre e di ciò che ha fatto in mezzo secolo di impegno giornalistico. Se ci permettiamo quest’esordio, al di là dell’amicizia che ci lega a lui, è perché da papà Andrea ha ereditato in particolare la passione politica e civile.
Attore di vaglia, pone al centro della sua attività quotidiana la lotta contro ogni autoritarismo, a cominciare dalla paralisi della Commissione di Vigilanza RAI,
dai recenti tagli al cinema, peraltro rivendicati da chi per mestiere dovrebbe invece difenderlo, e dagli attacchi sistematici che sta ricevendo il pensiero critico sulle due sponde dell’Atlantico. E aggiunge: informazione, mondo del cinema e dell’arte devono fare fronte comune. Un argine contro l’ingiustizia, insomma, una narrazione plurale e corale di quanto sta avvenendo, la difesa della memoria storica e il contrasto a ogni tentativo di riscrivere la storia per mettere in discussione i capisaldi del nostro stare insieme. Bologna, per dire, fu una strage fascista, la Resistenza fu un atto eroico, Genova fu una mattanza, Ustica (tragedia cui Andrea Purgatori ha dedicato una parte importante della sua vita) è un mistero italiano mai risolto e sul quale sarebbe indegno far calare il sipario, Pasolini, con cui apriamo quest’intervista, non venne assassinato da un “ragazzo di vita” e via elencando, senza alcun cedimento allo spirito del tempo che ci vorrebbe tutte e tutti proni alla volontà dei nuovi padroni del mondo o sedicenti tali.
