Un intreccio tra il noir di denuncia e la memoria storica degli anni ’70: un periodo segnato dal terrorismo e culminato nel rapimento Moro. La storia, quella ufficiale, è sbagliata, distorta e in contrasto con la verità nascosta, che è scomoda.
In libreria dall’11 novembre l’ultimo lavoro, in ordine di tempo, di Giancarlo De Cataldo: “Una storia sbagliata” (pp.136-€15,50), edito da Einaudi. Messe in pausa le avventure del PM Manrico Spinori della Rocca – il quale risolve i casi giudiziari ascoltando l’opera lirica – l’Autore ci riporta alle origini del malaffare italiano con un romanzo breve, sferzante ed incisivo, che si muove in un territorio a lui congeniale, lì dove l’intreccio tra il noir di denuncia e la memoria storica vanno a braccetto. Un’analisi della memoria collettiva degli anni ’70, periodo segnato dal terrorismo e culminato nel rapimento di Aldo Moro.
L’ex magistrato scrittore, in questo lavoro non si limita a raccontare un’indagine, ma si tuffa a capofitto nelle piaghe di un Paese nel pieno di una crisi identitaria e morale che ancora oggi, a distanza di così tanti anni, non è ancora del tutto sgombro dalle cortine fumogene del tempo.
Siamo nella Roma degli anni ’70, un periodo contrassegnato da un senso generale di spaesamento, insicurezza, in un crescendo progressivo di atti violenti che combinano motivazioni politiche e criminalità organizzata. L’arrivo di droghe pesanti come l’eroina coincide con la fine del boom economico e con l’aumento delle tensioni sociali e politiche. È la città dove l’eroina inizia a insinuarsi come un “morbo” tra la gioventù, mentre la malavita si organizza in strutture che presto diventeranno leggendarie, come la nascente Banda della Magliana.
Al centro della vicenda c’è il vicecommissario Paco Durante, un uomo con il peso di un cognome importante, ma soprattutto con un’indole insofferente alle verità di comodo. L’indagine prende il via con quella che, per tutti, è la morte di una ragazza ventenne per overdose. All’apparenza un caso come tanti, destinato a finire nel dimenticatoio dell’ordinaria amministrazione. Ma Paco Durante è uno di quelli che non sanno “voltarsi dall’altra parte”; il suo intuito, la sua ostinazione e forse una sottile ma tenace sete di giustizia lo spingono a scavare più a fondo. Ma gli ostacoli da superare sono tanti, tra questi il tempo e, soprattutto, alcuni apparati dello Stato (deviati?) che vorrebbero chiudere il caso in fretta.
Le indagini del Commissario Paco Durante sveleranno, con il passare del tempo, tra difficoltà e depistaggi, una rete di complicità tra criminalità politica, malavita organizzata e zone grigie del potere. Una realtà in cui la verità viene sottaciuta, manipolata, nell’indifferenza istituzionale.
“Prudenza!”, è il richiamo che gli rivolgerà il Pubblico Ministero Gianfelice Agnello: “Durante, Durante, … Saresti un bravo sbirro. Se solo mettessi la testa a posto. Prudenza ci vuole nel nostro mestiere. Prudenza! Quante volte te l’ho detto?”.
Di qui il dilemma morale del Vice Commissario Durante: conformarsi al sistema per sopravvivere o perseguire la verità a costo di essere emarginato.
“Una storia sbagliata” non è soltanto un noir ben scritto da un bravissimo e navigato scrittore del genere, ma vuol essere anche una denuncia civile di un periodo della nostra storia meno recente vissuta e raccontata da un protagonista di rilievo, un testimone diretto, di quegli accadimenti.
Lo stile dell’Autore è asciutto e scarno, ma prepotentemente evocativo. La prosa è ritmata, serrata, tipica del noir, arricchita da una profondità che riflette la sua esperienza di narratore e magistrato. Il dialogo è ridotto all’osso, preferendo l’azione e l’introspezione del protagonista. L’atmosfera è carica di tensione, dovuta ai chiaroscuri di un’epoca che ha segnato irrimediabilmente la storia italiana.
Un amaro richiamo al passato.
“Una storia sbagliata“, è anche un riferimento alla omonima canzone di Fabrizio De André e Massimo Bubola dedicata a Pier Paolo Pasolini, tratta dal suo omicidio, e suggerisce che la storia, quella ufficiale, è sbagliata, distorta e in contrasto con la verità nascosta, quella scomoda.
