Un’altra pagina di servizio pubblico che sarebbe ridicola se non fosse tragica. Nel programma Uno mattina in famiglia di sabato 27 settembre, in un siparietto tra la conduttrice Ingrid Muccitelli e l’ospite Concita Borrelli sono stati riversati addosso a chi stava seguendo il programma una sequela di stereotipi e luoghi comuni sulle persone gay.
“Ci chiediamo in che modo la Rai sceglie le proprie collaboratrici e i propri collaboratori e se questi vengano informati, quando firmano il contratto, che i loro lauti compensi sono pagati dalle cittadine e dai cittadini, comprese le persone lgbtqi+. Queste ultime, come minoranze, sono tutelate dal contratto di servizio e dal codice etico aziendale. Che provvedimenti intende prendere l’azienda?”. sottolineano in una nota Cpo Rai e Cpo Usigrai.
Interviene anche il consigliere di amministrazione Rai, Roberto Natale: “Come si riconoscano i gay, e se esistano appositi radar per individuarli, non è tema che possa trovare ospitalità su una rete Rai. Le battute andate in onda oggi dentro Uno Mattina in Famiglia sono semplicemente indegne del servizio pubblico. Quello che è stato spacciato per rifiuto dell’ipocrisia è invece una becera riproposizione di stereotipi e pregiudizi. Fare una tv pop – come fa spesso e con merito la trasmissione – non può significare scadere nel trash. C’è uno
stile del servizio pubblico al quale attenersi anche nell’offerta rivolta all’audience più vasta. Non servono radar per riconoscerlo e praticarlo”.
(Nella foto Roberto Natale)
