Giornalismo sotto attacco in Italia

Tutti terroristi

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Lo scritto che segue è frutto della creatività dell’autore che si è ispirato ai tragici fatti che quotidianamente accadono a Gaza e in Cisgiordania. In particolare alle migliaia di minorenni vittime innocenti; agli opetari della sanità duramente impegnati a salvare bambini, donne, anziani; ai giornalisti la cui unica colpa e’ quella di svolgere al meglio il proprio lavoro, rischiando tutto, anche la vita. Purtroppo la realta’ non e’ molto diversa da quest’opera di fantasia.

Si riuniscono a decine per l’ennesima manifestazione di protesta. Questa volta i ‘terroristi’ hanno deciso di mimetizzarsi indossando magliette di squadre di calcio italiane, spagnole, brasiliane. Alcune recano anche i nomi di fuoriclasse del pallone, altre si notano perché sono extra large sui corpi di chi le indossa. Ragazzini tra i dodici-quindici anni che, di fronte ad una delle nuove postazione militari che il governo Naetanyahu ha deciso di installare in Cisgiordania, ancora una volta per sottrarre suoli ai palestinesi, innalzano cartelli, pentole, padelle e bandiere  della Palestina. Il comando ordina di far fuoco per disperdere i manifestanti. I giovanissimi militari, che ricevono l’ordine da chi li dirige sul posto, si rendono rapidamente conto che quei nemici, quei ‘terroristi’, hanno solo qualche anno d’età in meno delle loro e con grande atto di coraggio rispondono all’ufficiale che non spareranno un sol colpo. Non li spaventa nemmeno la minaccia di essere deferiti alla corte marziale.  Data l’insubordinazione, l’ufficiale illustra la situazione al comando generale. Trascorre meno di un quarto d’ora quando un sibilo lacerante segnala il passaggio di un drone, sibilo che precede di pochi istanti una forte esplosione che trasforma in una nuvola di polvere, poi dispersa dal vento, quei giovanissimi ‘terroristi’ appassionati di calcio. L’umanità cancellata, annullata.

Dai ‘terroristi’ bambini a quelli che in camice bianco si nascondono nei pochi ospedali ancora funzionanti a Gaza. Fanno miracoli con quel niente di cui ancora dispongono per ridurre fratture, suturare ferite profonde, amputare arti o altre parti di  corpi dilaniati  dalle bombe, operare d’urgenza chi è stato estratto ancora vivo dalle macerie di edifici disintegrati dai missili. Non si nascondino affatto nel totale rispetto di un codice deontologico che si è incardinato in loro nella terribile situazione di emergenza e di totale disprezzo umanitario che travolge i palestinesi. Ma per gli occupanti  israeliani non sono affatto eroi del quotidiano. Sono ‘terroristi’ e per questo si nascondono. L’ordine di stanarli e, se necessario di eliminarli, viene dato ad un’altra pattuglia di giovani soldati. Ubbidiscono, ma vengono letteralmente travolti dallo spirito umanitario e di totale solidarietà che viene riversato loro addosso da quei ‘terroristi’ che non sono altro che medici, infermieri, barellieri completamente dediti a impegnarsi al massimo per salvare chiunque venga loro affidato. I soldati rientrano e comunicano di non aver trovato alcuna situazione sospetta. La riposta del comando generale non si fa attendere. Droni e esplosivo sull’ospedale in cima alla scala dei luoghi sospetti e altra umanità trasformata in una nuvola di polvere dispersa dal vento.

Infine chi o cosa se non l’informazione, principale ‘terrorista’ o fiancheggiatrice? Qui il comando generale non sta a perdere tempo impiegando nella missione giovani sodati che possono avere sussulti di coscienza. Oltre duecento giornalisti sono già stati uccisi dal 7 ottobre del 2023 perché, indossando elmetti e giubbotti antiproiettili con la scritta ‘press’ hanno voluto raccontare al mondo quell’immane tragedia. Ma le loro morti non hanno spaventato o fatto arretrare i loro colleghi. Anzi.  Il racconto della verità è da sempre la paura maggiore di tutti i regimi. Perché, allora, devono essersi detto i governanti israeliani, non diamo una volta per tutte un’eclatante lezione  a questi veri ‘terroristi’? L’obiettivo è stato scelto con cura: una tenda allestita davanti all’ospedale Al-Shifa nella quale lavoravano alcuni giornalisti impegnati nel racconto delle devastazioni quotidiane. Il solito agguato dal cielo israeliano e nel raid muoiono sei operatori dell’informazione, il più noto dei quali era il corrispondente di Al Jazeera Anas al-Sharif, attento, documentato cronista delle terribili giornate vissute a Gaza nelle prime settimane di agosto

Altra umanità ridotta in polvere e solito ritornello degli uomini di Netanyahu: colpiti perché fiancheggiatori di Hamas.

Non sappiamo quanta altra polvere di umanità si solleverà, in qualche modo paragonabile al fumo di Auschwitz. Quel che fa paura è continuare a constatare che al governo israeliano non solo non interessa dismettere l’elmetto, ma continuerà ad indossarlo, disinteressandosi completamente anche dei suoi stessi compatrioti ancora ostaggi di Hamas.

 


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