La furiosa, frenetica bramosia di armamenti che agita l’Unione Europea spinta dalle grida continue su un rischio ‘aggressione della Russia’, sta sempre più accantonando qualunque discorso su quale etica debba obbligatoriamente tenere in conto il lavoro e la sua qualità. Un esempio palese, molto vicino a noi, è quello della fabbrica di armi RWM sorta da anni in territorio di Domusnovas (Cagliari) di proprietà della società tedesca Rheinmetall. Dopo aver prodotto a lungo bombe per aereo vendute all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, impegnati soprattutto in operazioni contro gli Houthi dello Yemen, oggi lo stabilimento RWM di Domusnovas produce i droni killer ‘Hero’ per conto dell’azienda israeliana Uvision, oltre a molte migliaia di proiettili d’artiglieria acquistati dall’Unione Europa a sostegno dei combattenti ucraini. Non solo. In prospettiva l’amministratore delegato della società ha dichiarato che quando saranno pronti i nuovi impianti di caricamento dell’esplosivo PBX, la produzione quadruplicherà e di conseguenza lo stabilimento dovrà essere ampliato.
Tema questo ricorrente e sul quale il Consiglio di Stato si è già pronunciato nel 2021 bocciando una delibera del consiglio comunale di Iglesias che aveva approvato il progetto di ampliamento della fabbrica. Contro si sono espresse e continuano a pronunciarsi decine di associazioni ambientaliste e culturali, che al contrario, propongono la riconversione produttiva dello stabilimento per sottrarlo a quella sorta di indiretta complicità con le scene di morte che attualmente si ripetono di continuo soprattutto in Palestina, ma che sono presenti anche in tante altre parti del mondo. Decisiva sarà la decisione che devono prendere i tecnici della Valutazione d’Impatto Ambientale, dopo di che la parola passerà alla giunta regionale.
Proprio su questo c’è stato un intervento a gamba tesa, molto duro, demagogico dei consiglieri regionali di Fratelli d’Italia che ignorando del tutto i problemi etici e di tutela ambientale che comunque una fabbrica di armamenti così sofisticati produce, hanno accusato la maggioranza politica e la Giunta di ‘pregiudizio ideologico’ contro ‘la lecita attività di un’azienda che in un territorio come il Sulcis, già in grosse difficoltà economiche e sociali, rappresenta un’importante fonte di reddito per tante famiglie e potrebbe rappresentarla per tante altre”. Come se si trattasse di una fabbrica di alimentari o di pupazzi e accessori per la casa.
Vittima di una feroce deindustrializzazione, il Sulcis offre pochissime possibilità di lavoro. E al solito è questo ricatto che spinge una parte del mondo sindacale a una grande prudenza su che fare. Ma se la loro resistenza, come quella di gran parte dei 160 dipendenti, è comprensibile, non lo è altrettanto il silenzio, la prudenza, quasi la passiva accettazione dell’esistente da parte di forze politiche che qualche tensione etica dovrebbero pur conservare. Sul terreno del progetto di riconversione della fabbrica, ma con la massima tutela non solo occupativa, ma anche mansionaria e retributiva dei lavoratori, si sta muovendo Sinistra Futura, coerentemente con la formale presa di posizione della Regione Sardegna che ha espresso in un importante documento la propria contrarietà al Riarmo Europeo, documento al quale la formazione politica che fa parte del ’Campo Largo’ a sostegno della giunta Todde ha dato molti contributi e totale adesione.
