Caro Santo,
in queste ore ho cercato di far mente locale della prima volta che ti ho incontrato.
Sapevo in quale occasione, ma volevo tirare fuori dalla borsa della memoria quell’istante. Non me lo sono ricordato nel dettaglio, ma mi ricordo che era il sabato prima di una marcia Perugia nAssisi. Nei pimi anni duemila.
E poi di sabati prima della marcia ce ne sono stati tanti. Tu arrivavi in tempo per seguire alcuni incontri dell’assemblea dell’Onu dei popoli, per conoscere dei testimoni, per capire meglio il senso di tutto e anche quante idee, proposte passavano per Perugia, per l’Italia e per il mondo riunito al palazzo dei Notari e che il giorno dopo si sarebbe messo in cammino. Tu sapevi anche che chi era arrivato a Perugia aveva camminato tanto prima e avrebbe continuato a farlo anche dopo. Cmq arrivavi con il tuo impermeabile. Un saluto cordiale e poi, scambi operativi per curare ogni dettaglio del lavoro di informazione che avresti coordinato il giorno seguente. La sera del sabato della vigilia chiamavi tutto lo staff intorno a un tavolo, operatori, giornalisti, produttori per organizzare ogni aspetto della diretta del giorno seguente. Solo la Rai, solo Santo faceva un lavoro preparatorio di questo tipo. Tutti intorno al tavolo grande della sala del Comune di Perugia: la Rai, gli organizzatori della marcia. E per prima cosa si partiva dalle storie. Insieme al timing di ogni collegamento. Mi stupivo ogni volta della tua preparazione, approfondita. Eri uno dei pochi che prima di arrivare aveva letto l’elenco completo dei partecipanti internazionali, delle associazioni presenti. Si usciva da quelle riunione con un piano accurato del giorno dopo. Ne uscivo stanca, ma felice perché sapevo che il giorno dopo, grazie a te e a tutto il team, chi avesse acceso la tv, avrebbe visto tutto e avrebbe capito. Avrebbe avuto il racconto vero di quelle centomila, duecentomila, cinquecentomila persone in cammino. Non avresti dato lo spazio al politico di turno, ma alle associazioni che avevano faticato, INSIEME, per costruire quella giornata, ai presidenti e segretari in grado di testimoniare le ragioni della presenza della loro associazione, agli studenti universitari, così come agli scout. I pacificisti grazie a te non sarebbero passati per i soliti cliché. Tu conoscevi la società civile e ne eri parte, nel tuo ruolo di cittadino e di giornalista. Sapevi raccontare i no alle guerre, ma sapevi soprattutto riconoscere la notizia nelle storie ben più complesse dell’impegno per un mondo migliore. Erano queste le storie che ti interessavano di più e delle quali sentivi la responsabilità del racconto. E quando incontri un giornalista così, alzi gli occhi al cielo, ti corci ancora di più le maniche e si inizia un lavoro insieme. Era bello lavorare con te. Ricordo le corse al mattino per rispettare le dirette. Era una grande fatica, ma sapevo che ne valeva la pena. Si lavorava insieme per un ideale e per dei valori: servizio pubblico, informazione al servizio del cittadino, giustizia, diritti. E poi ogni volta che finiva questa faticaccia e giornata straordinaria, trovavi il tempo di un sms per dire grazie. E non era da tutti. Mi mancherai tanto. Con tutto l’affetto. Ale
***questo testo lo scrissi dieci anni, quando arrivò la notizia della morte di Santo Della Volpe.
in queste ore ho cercato di far mente locale della prima volta che ti ho incontrato.
Sapevo in quale occasione, ma volevo tirare fuori dalla borsa della memoria quell’istante. Non me lo sono ricordato nel dettaglio, ma mi ricordo che era il sabato prima di una marcia Perugia nAssisi. Nei pimi anni duemila.
E poi di sabati prima della marcia ce ne sono stati tanti. Tu arrivavi in tempo per seguire alcuni incontri dell’assemblea dell’Onu dei popoli, per conoscere dei testimoni, per capire meglio il senso di tutto e anche quante idee, proposte passavano per Perugia, per l’Italia e per il mondo riunito al palazzo dei Notari e che il giorno dopo si sarebbe messo in cammino. Tu sapevi anche che chi era arrivato a Perugia aveva camminato tanto prima e avrebbe continuato a farlo anche dopo. Cmq arrivavi con il tuo impermeabile. Un saluto cordiale e poi, scambi operativi per curare ogni dettaglio del lavoro di informazione che avresti coordinato il giorno seguente. La sera del sabato della vigilia chiamavi tutto lo staff intorno a un tavolo, operatori, giornalisti, produttori per organizzare ogni aspetto della diretta del giorno seguente. Solo la Rai, solo Santo faceva un lavoro preparatorio di questo tipo. Tutti intorno al tavolo grande della sala del Comune di Perugia: la Rai, gli organizzatori della marcia. E per prima cosa si partiva dalle storie. Insieme al timing di ogni collegamento. Mi stupivo ogni volta della tua preparazione, approfondita. Eri uno dei pochi che prima di arrivare aveva letto l’elenco completo dei partecipanti internazionali, delle associazioni presenti. Si usciva da quelle riunione con un piano accurato del giorno dopo. Ne uscivo stanca, ma felice perché sapevo che il giorno dopo, grazie a te e a tutto il team, chi avesse acceso la tv, avrebbe visto tutto e avrebbe capito. Avrebbe avuto il racconto vero di quelle centomila, duecentomila, cinquecentomila persone in cammino. Non avresti dato lo spazio al politico di turno, ma alle associazioni che avevano faticato, INSIEME, per costruire quella giornata, ai presidenti e segretari in grado di testimoniare le ragioni della presenza della loro associazione, agli studenti universitari, così come agli scout. I pacificisti grazie a te non sarebbero passati per i soliti cliché. Tu conoscevi la società civile e ne eri parte, nel tuo ruolo di cittadino e di giornalista. Sapevi raccontare i no alle guerre, ma sapevi soprattutto riconoscere la notizia nelle storie ben più complesse dell’impegno per un mondo migliore. Erano queste le storie che ti interessavano di più e delle quali sentivi la responsabilità del racconto. E quando incontri un giornalista così, alzi gli occhi al cielo, ti corci ancora di più le maniche e si inizia un lavoro insieme. Era bello lavorare con te. Ricordo le corse al mattino per rispettare le dirette. Era una grande fatica, ma sapevo che ne valeva la pena. Si lavorava insieme per un ideale e per dei valori: servizio pubblico, informazione al servizio del cittadino, giustizia, diritti. E poi ogni volta che finiva questa faticaccia e giornata straordinaria, trovavi il tempo di un sms per dire grazie. E non era da tutti. Mi mancherai tanto. Con tutto l’affetto. Ale
***questo testo lo scrissi dieci anni, quando arrivò la notizia della morte di Santo Della Volpe.
Dal 2001 al 2007 sono stata ufficio stampa della Marcia per la Pace Perugia- Assisi e della Tavola della pace. Santo Della Volpe lìho conosciuto lì. Abbiamo lavorato gomito a gomito per tante edizioni per preparare le dirette e gli approfondimenti del Tg3. Proseguimmo anche a lavorare sui temi della Campagna del Millennio delle Nazioni Unite. Qui una micro clip con una sua intervista post premiazione al Tg3 per la copertura data alle iniziative
L’incontro di Articolo 21 di lunedì 7 luglio
