Giornalismo sotto attacco in Italia

Il valore forte: indipendenza della magistratura e garanzia dei diritti

0 0

Parlare di separazione delle carriere è doppiamene fuorviante. Anzitutto perché non è l’unico tema né il più importante del ddl costituzionale in “materia di ordinamento giurisdizionale” appena approvato dal Senato. E poi perché così si presentano come riguardanti le carriere dei magistrati cambiamenti che investono soprattutto i diritti dei cittadini: è la tutela di tali diritti ad essere pesantemente colpita da questo ddl.

Se non c’ è indipendenza della magistratura, infatti, non c’ è garanzia reale che tali diritti siano tutelati e la loro violazione sanzionata. E la creazione di due Csm, con l’introduzione del sorteggio per eleggere i membri togati, colpisce certamente l’indipendenza della magistratura. L’Assemblea Costituente trasferì i poteri del Ministro di Grazia e Giustizia al Csm per affermare l’autonomia della giustizia dal potere esecutivo. Ora si torna ad indebolire i giudici e giudici più deboli vuol dire anche meno imparziali: dunque, meno giustizia per i cittadini.

Va nella stessa direzione il paradossale “rafforzamento” contestuale dei Pm. Totalmente separati dalla magistratura giudicante, non saranno più tenuti a “cercare la verità” e cioè non solo le prove a carico ma anche quelle a favore dell’imputato. Il pubblico ministero diventerà solo l’avvocato dell’accusa – qualcuno dice un “superpoliziotto” -, spinto in questa direzione da un rapporto più stretto con la polizia giudiziaria. Non è un bel risultato per chi lamenta un ruolo oggi preponderante dei pm a danno dei cittadini!

Questo ddl sulla giustizia è un passo deciso nella decostruzione della democrazia in Italia. Lo conferma anche il percorso seguito per adottarlo: presentato da parte dal Presidente Consiglio e del ministro della Giustizia (inopportuno in materia costituzionale); sottratto a qualsiasi confronto con gli interessati (anzitutto i giudici); blindato con un iter parlamentare che ne ha impedito l’approfondimento (i rappresentanti della maggioranza non lo hanno neanche difeso) e una vera discussione (gli interventi sono stati contingentati in modo estremo); non è stato modificato e dunque neanche migliorato in alcun modo ed è stato approvato da Camera e Senato in tempi record, del tutto inappropriati per una materia così importante e delicata. Ora bisogna guardare al referendum su questo ddl che – dopo l’approvazione in seconda lettura da parte di Camera e Senato –  si svolgerà probabilmente all’inizio del 2026 non come un momento di scontata conferma nell’indifferenza generale, ma come occasione in cui i cittadini possono finalmente far sentire la loro voce su una questione così importante per la loro vita: l’amministrazione della giustizia.

*Agostino Giovagnoli è Emerito di Storia Contemporanea


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.