In occasione della presentazione del libro “In una casa isolata” di Edoardo Albinati e Antonio Capaccio, Edizioni Aliud, e della mostra di opere su carta di Antonio Capaccio, il 30 maggio a Roma, abbiamo raccolto le parole di Susanna Fioretti, fondatrice di NOVE – Caring Humans.
“Nove Caring Humans è nata nel 2012 e lavora principalmente in Afghanistan perché Alberto Cairo, il suo presidente, ci ha lavorato per 35 anni ed io ho cominciato nel 2002.
Abbiamo un ufficio permanente a Roma e uno a Kabul. Risparmiamo il più possibile, infatti abbiamo un ufficio in comodato per non spendere soldi e metterli sui progetti.
Cosa facciamo? Aiutiamo persone disabili, collaboriamo con la Croce Rossa, sosteniamo le nazionali di basket in carrozzina – ora solo le maschili perché alle donne non è permesso – e anche le squadre provinciali. Sosteniamo i bambini negli orfanotrofi e i bambini che appartengono a famiglie povere e le donne.
Prima del 2021 avevamo dei progetti ‘bizzarri’: una scuola guida femminile, l’unica a Kabul, il Pink shuttle. Avevamo un grande centro di formazione femminile. Ma ci hanno sequestrato tutto, la polizia religiosa! Ora le donne possono guidare se hanno una licenza ma non sono concesse altre licenze.
Per questo e per tutto ciò che sta accadendo, si dice che l’Afghanistan ha il triste primato di essere il peggior paese al mondo per una donna. Sono in aumento i suicidi, come i matrimoni delle bambine. Si tratta di un fenomeno in espansione.
Ma perché si fa? Perché si vendono le bambine e si danno in sposa così piccole? 21 milioni di persone ha bisogno di aiuti. Mentre ero a fare una visita, ho incontrato questa donna che aveva venduto sua figlia di 10 anni. Di fronte al mio stupore lei mi ha fatto vedere gli altri cinque bambini ai quali dava da mangiare pezzi di carta cotti in pentola per farli calmare un po’…
Molti domandano “perché state lì a lavorare con i talebani?”. Perché nel momento più drammatico abbiamo pensato che non potessimo lasciarle. Noi trattiamo con i talebani perché è l’unico modo per fare qualcosa in Afghanistan.Cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto progetti di emergenza, distribuzione di cibo, progetti di dignità che danno sostegno mensile a donne con bambini piccoli che non hanno fondi, abbiamo dato fondi di aiuto sanitario (il sistema sanitario è al collasso: muoiono 24 mamme e più di 100 bambini ogni giorno per motivi banali).
Dopo il 15 agosto 2021 abbiamo portato via più di 400 persone e noi siamo rimaste, con fatica. Ma siamo rimaste, riuscendo a fare progetti anche di lavoro. Da quel giorno non ci sono più le parrucchiere: parliamo di 60mila piccole imprese. E anche le donne avvocato non ci sono più. Ma ci sono donne che fanno ricami, tessono tappeti, attività ancora permesse e noi abbiamo un progetto che ha permesso di aprire panetterie femminili che distribuiscono gratis pane! Inoltre per le donne sfollate internamente facciamo corsi di marketing. Abbiamo anche un nostro progetto finanziato dalla cooperazione italiana in tre province dell’est che dà lavoro a 600 donne che, moltiplicate per i membri della famiglia, significa che sfama 3600 persone… Inoltre nel campo dell’educazione realizziamo corsi di inglese per ragazze e corsi scolastici”.
NOVE è operativa in Italia dal 2012, anno della sua fondazione, e in Afghanistan dal 2013.
Ha svolto progetti anche in Grecia, Siria ed Etiopia.
Info: https://novecaringhumans.org/en/
