“Gaza sta morendo”. L’abbiamo scritto mesi fa nella seconda edizione del libro “Con Loro Come Loro” quando con la casa editrice Paoline abbiamo pensato fosse urgente e necessario aggiungere un capitolo dedicato a Gaza e a quel conflitto che uccide innocenti, donne, bambini, uomini, ragazzi, disabili, anziani. Che amputa vite e braccia e lo fa senza anestesia. Era tornato da poco da quel luogo Gennaro Giudetti (protagonista del libro e co-autore) e abbiamo sentito come inevitabile aggiungere quelle pagine per raccontare, con una visione dall’interno, il genocidio. Sì genocidio perché non c’è altro modo per chiamarlo. Nonostante in troppi, per mesi, si siano opposti e continuano ad opporsi a questa definizione come se il non pronunciare questa parola renda meno brutale ciò che sta accadendo e come se questa parola possa togliere qualcosa ad altri fatti già consegnati alla Storia come orrori dell’umanità. “Gaza sta morendo”: lo torno a dire ora. Ora che i bombardamenti sono mediaticamente e ufficialmente ricominciati, ma che in realtà non sono mai cessati. Ora che sono sette settimane che non entrano aiuti umanitari. Ora che da due settimane non c’è più farina, né pane. Ora che tutti gli ospedali sono stati
bombardati. Ora che la gente è stata concentrata nel 35% del territorio di Gaza. Ora che anche Trump ha mostrato il suo progetto. Ora che neanche i mandati di cattura internazionale vengono rispettati. Ora che è stato ritirato il 70% degli operatori umanitari e che la gente ha perso la speranza e attende il “quando non il se”. Anche questo abbiamo scritto mesi fa, in quel capitolo che raccontava i mesi di giugno e luglio vissuti da Gennaro Giudetti in quella striscia di terra che è lunga circa 40 km e larga 12. Che è una prigione dalla quale i palestinesi non sono autorizzati ad uscire, che è un rogo a cielo aperto, che è un cumulo di macerie, detriti, morte. “Gaza sta morendo. Muore perché un medicinale manca. Muore perché è bombardata dal cielo. Muore perché sparano dalla terra. Muore perché la colpiscono dal mare.
Muore bersagliata dai cecchini. Muore di fame. Muore di sete. Di malattie e stenti. Muore con i soldi che l’Occidente ha dato per quelle bombe e quelle armi. Muore per una colpa che non sa di avere e che le ricordano tutti i giorni da millenni. Muoiono i suoi abitanti. Ma mentre muoiono resistono. Lo fanno da decenni. Resistono e si ingegnano. Non cedono. Trovano modi per sopravvivere. Trascinarsi ancora un po’. Fino alla prossima bomba. Al prossimo allarme. Al prossimo drone che improvvisamente cambia sibilo e si schianta al suolo. Fino al prossimo proiettile. Alla prossima malattia che non si può curare perché lì non fanno arrivare neanche i medicinali da bancone. Lì dove non
permettono ai giornalisti di entrare e di raccontare davvero quell’abominio, lì dove anche gli umanitari vengono scoraggiati ad entrare, lì dove anche chi lavora per le Nazioni Unite viene attaccato e colpito. Non sono mai morti tanti operatori umanitari in una guerra”…
“Non c’è più niente qui a Gaza”. Continua a ripeterlo dalle sue pagine social Gennaro Giudetti, tornato lì da alcune settimane con le Nazioni Unite. “Io mangio riso e scatolame tutti i giorni. E sono fortunato. Qualcuno a volte riesce a pescare, ma il pesce può costare 100 dollari. Una bombola di gas da 8 litri costa 1000 dollari. Non hanno l’acqua e per bere usano quella del mare, che provano a filtrare con metodi poco ortodossi, o quella purificata con il cloro. Non c’è più nulla”. E nessuno fa nulla. L’Europa tace, quell’Europa che si fregia di essere culla della civiltà e dei diritti. I giornali tacciono e si limitano a dar rilievo ad altri fatti, ad altre guerre, ad altre bombe (che giustamente vanno raccontate), ma non a ciò che accade lì. Chi manifesta il proprio dissenso viene etichettato e fermato. Ma perché non accade lo stesso a chi uccide quei bambini? Come se ci fossero guerre di serie A e serie B. Bambini di serie A e di serie B. Secondo delle classifiche che hanno a che fare solo con soldi e potere, con relazioni internazionali, con accordi più o meno segreti, con opportunismi e opportunità politiche.
Perché, come diceva Orwell, “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”… Non è più una questione umanitaria, Gaza, ma puramente politica: senza un intervento dei governi la Striscia morirà. E dalla responsabilità di questo omicidio collettivo nessuno di
noi potrà essere assolto.
