Violenza contro le donne: a che punto è la legge?

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Ricorderemo il 2023, tra le altre cose, come l’anno di Giulia Cecchettin, delle piazze piene il 25 novembre, del rumore delle chiavi che ha sostituito il minuto di silenzio, della risposta compatta e indignata ai tanti, troppi, femminicidi.

Secondo l’ultimo report del Servizio Analisi Criminale si contano 109 donne uccise fino al 3 dicembre di cui 90 hanno perso la vita in ambito familiare e 58 per mano del partner o ex compagno.

Si parla di prevenzione, di protezione, di programmi scolastici, di interventi efficaci.

Ma prima di tutto, a che punto sono le norme in materia di violenza contro le donne?

E’ entrata in vigore da pochissimo la legge 168/2023 “per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica” che introduce pene più severe per combattere gli abusi di genere. Ma in quale panorama normativo si inserisce? Quali sono gli strumenti che la legge mette a disposizione delle donne vittime di violenza e delle loro famiglie? E quali i supporti?

Partendo da lontano, il primo riferimento da cui cominciare è sicuramente il codice penale che prevede innanzitutto l’omicidio volontario o preterintenzionale, poi i maltrattamenti in famiglia, lo stalking e la violenza sessuale. Da qui sono state introdotte nel nostro ordinamento negli ultimi anni diverse leggi volte a tratteggiare un quadro che vuole essere di protezione sempre maggiore e di tutela più rapida. Nel 2009 sono state inserite le misure contro la violenza sessuale; nel 2013 la legge sul femminicidio, quale reato di omicidio “aggravato dal rapporto di parentela o convivenza con la vittima di sesso femminile”. Vengono previste pene più severe anche per i reati relativi ai maltrattamenti in famiglia, lo stalking e la violenza sessuale.

Nel 2019 entra poi in vigore la legge sul codice rosso con l’obiettivo di contrastare la violenza contro le donne, di migliorare la protezione delle vittime e rendere più efficace l’intervento delle forze dell’ordine.

Quest’anno, anche alla luce dei fatti di novembre che sembrano aver scosso l’opinione pubblica più che in passato, le norme per contrastare la violenza contro le donne vengono integrate dalla legge 168/2023 entrata in vigore il 9 dicembre.

I 19 nuovi articoli hanno lo scopo di prevenire, di evitare che quelli che vengono chiamati i “reati spia” cioè le percosse, le lesioni, la violenza sessuale e privata, la minaccia grave, gli atti persecutori e la violazione di domicilio possano sfociare nel femminicidio.

Le principali novità introdotte dal provvedimento sono: l’ammonimento da parte del Questore, una misura di prevenzione che può essere disposta anche d’ufficio e consiste nell’invito a chi ha commesso il fatto ad astenersi dal compiere nuovi atti molesti o violenti; la possibilità che vengano applicati ai casi di violenza sulle donne alcune misure di prevenzione personale previste dal codice antimafia come la sorveglianza speciale; l’applicazione dell’arresto in “flagranza differita” entro 48 ore dall’aver commesso il fatto, quando la persona non è stata appunto colta in flagrante ma identificata a mezzo di video o fotografie, anche a chi viola il provvedimento di allontanamento o divieto di avvicinamento nei casi di maltrattamenti o stalking; l’inserimento della priorità nella trattazione dei processi; l’aumento da 60 a 120 giorni del termine per la richiesta di indennizzo da parte della vittima.

Ci sono poi i supporti alle donne e alle famiglie che vivono il dramma dell’abuso fisico o psicologico quotidiano: dai centri antiviolenza, alle case rifugio, dal numero di emergenza 1522, ai servizi di assistenza legale forniti da avvocati specializzati che rientrano tra i casi di patrocinio a carico dello Stato, senza dimenticare il “codice rosa”, il percorso speciale dedicato al pronto soccorso alle donne vittime di violenza che prevede un intervento adeguato e integrato nel trattamento di tutte le conseguenze fisiche e psichiche che un episodio violento produce sulla salute di una donna.

Chiudiamo l’anno con una domanda aperta, quella della prevenzione.

Si è parlato molto di educazione affettiva, sessuale, relazionale e perfino civica da inserire e potenziale nelle scuole, da rendere obbligatoria o da preferire facoltativa. L’argomento ha diviso le forze politiche e l’opinione pubblica.

Chissà che l’anno nuovo non apra uno spiraglio di luce.


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