Salvini con Le Pen, la Lega mugugna

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La resa dei conti è rinviata a dopo le elezioni europee. Roberto Castelli accende la miccia: Salvini «non fa nulla per il Nord». L’ex ministro della Giustizia non sopporta l’intesa con Marine Le Pen, il suo arrivo a Pontida e dice addio alla Lega di Salvini. Da tempo era in sofferenza. Criticava la metamorfosi voluta dal “Capitano” da Lega Nord in Lega nazionale, centralista. L’invito di Marine Le Pen al raduno di Pontida ha fatto traboccare il vaso, così Castelli ha abbandonato il Carroccio.

Matteo Salvini dal palco di Pontida ufficializza l’accordo di ferro con Marine Le Pen. Si rivolge a lei, in piedi al suo fianco. Scandisce davanti a migliaia di militanti leghisti: «È un’alleata ma soprattutto un’amica, nei momenti di vittoria e difficoltà, e non abbiamo mai cambiato opinione». Marine Le Pen vuole una stretta alleanza in Europa: con Salvini «siamo impegnati nella stessa lotta, la lotta per le libertà, per la patria».

La svolta è clamorosa anche se non è una sorpresa: Marine Le Pen è presidente del Rassemblement National, un partito di estrema destra francese, battuta da Emmanuel Macron nella corsa per l’Eliseo. Rassemblement National è lontana anni luce dal Carroccio fondato da Umberto Bossi e da Castelli. La Lega Nord era una formazione politica localista, federalista, per un periodo addirittura secessionista e indipendentista. La Lega Salvini Premier, che ha sostituito la Lega Nord, è un partito nazionale, sovranista (una volta si sarebbe detto nazionalista) sempre più spostato verso l’estrema destra nelle scelte sulla sicurezza e nelle alleanze (ha aperto la porta anche a una possibile candidatura al generale Vannacci). Il Carroccio di Bossi era dichiaratamente antifascista, Rassemblement National di Le Pen è un partito post fascista.

Il capovolgimento dell’identità politica attuato da Salvini è passato nella Lega ma non mancano le contestazioni (e i mugugni) nelle sue roccaforti dell’Italia del nord, in Veneto e Lombardia. Molti dirigenti e militanti la pensano come Castelli ma, per ora, non danno battaglia contro il segretario, vice presidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture. Bossi contesta da anni la svolta della Lega Salvini Premier. Da anni per protesta non va più nel “sacro prato” di Pontida, il raduno da lui inventato nel 1990 per difendere gli interessi e le ragioni del Nord contro “Roma ladrona”. Contesta ma, per ora, non rompe con il segretario del Carroccio che ha il pallino di costruire in tempi rapidi il Ponte sullo Stretto di Messina, un progetto che va di traverso a gran parte del Carroccio.

Bossi è “unico e irripetibile” dice Salvini facendo gli auguri di buon compleanno al fondatore della Lega Nord. Il segretario del Carroccio vuole evitare ogni spaccatura. È impegnato in una impresa difficilissima: sottrarre voti a destra a Fratelli d’Italia nelle elezioni europee del prossimo giugno anche a costo di far traballare un po’ il governo Meloni. È un gioco pericoloso. Ma Salvini è in forte allarme: nelle elezioni europee del 2019 fece boom con il 34% dei voti, mentre nelle consultazioni politiche dell’anno scorso crollò all’8,9%, meno della metà di Fratelli d’Italia. Salvini si gioca tutto. Concentra le sparate contro i migranti e sulla sicurezza, temi forti della destra,  per fare concorrenza a Meloni. Se il voto europeo dovesse andare male potrebbe rimetterci anche la segreteria: Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Giancarlo Giorgetti sono tre uomini in rampa di lancio, che riscuotono grandi consensi.


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