Diritto alla conoscenza. Conoscere per deliberare

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Si è tenuta lunedì 21 febbraio la seconda puntata del ciclo di seminari sul “Diritto alla conoscenza” ospitati dalla Commissione Biblioteca ed Archivio storico del Senato presieduta da Gianni Marilotti presso la Sala Capitolare del Senato medesimo.
Proprio Marilotti ha annunciato all’inizio dell’incontro la desegretazione di numerosi documenti finora inconoscibili, perché inerenti a zone buie della vita italiana. Un passo avanti importante di cui va dato atto a chi se n’è occupato con dedizione.
L’iniziativa, promossa dal “Premio Mimmo Càndito” e dalla Scuola di giornalismo della “Fondazione Lelio e Lisli Basso” in collaborazione con la rivista “L’indice dei libri del mese”, è stata coordinata dallo stesso Marilotti, da Marina Forti con Gian Giacomo Migone. A dirigere il dibattito Marinella Venegoni.
Il tema della sessione ha evocato i whistleblowers italiani, vale a dire le persone appassionate della verità, capaci di rompere cortine fumogene ed omertà per rendere reale e non fittizio il diritto alla conoscenza.
“Articolo21” partecipa cin impegno a tali iniziative, considerando la libertà di informazione un bene laicamente sacrale, premessa per l’esercizio di ogni ulteriore diritto.
E così, si sono alternati racconti amari o persino inquietanti sulle migrazioni libiche con repressioni e torture annesse (Migone, in sostituzione di Nello scavo partito precipitosamente per l’Ucraina); sull’occultamento del colionalismo italiano e delle sue terribili conseguenze (Alessandro Triulzi); sugli aspetti ancora oscuri e vergognosi del G8 di Genova (Annalisa Camilli); sul caso della “macelleria messicana” perpetrata nel carcere di Santa Maria Capua Vetere con i tentativi di nasconderne portata e colpe (Nello Trocchia); sulla vicenda dei marò in India, in cui furono sottaciute cinicamente le morti considerate “minori” di due pescatori indiani (Matteo Miavaldi); sulla costante attualità del caso Assange (Stefania Maurizi e Vincenzo Vita).
Sulla abnorme storia del processo a Julian Assange, “Articolo21” ha preso posizioni nette e determinate, attribuendo al giornalista australiano fondatore di WikiLeaks una tessera di iscrizione ad honorem.
Stefania Maurizi ha fatto il punto sulla situazione processuale, che si svolge da una dozzina d’anni senza accuse circostanziate se non il generico ricorso ad una presunta (e indimostrata) attività di spionaggio. Com’è noto Assange rischia – se il tribunale britannico accetterà la richiesta di estradizione- 175 anni di reclusione in un carcere speciale degli Stati Uniti. Assange sta male, vive in uno stato di depressione, ha tentazioni suicidarie. L’unica speranza sta in un eventuale giudizio della Corte di giustizia europea favorevole a chi ha permesso con coraggio di scoperchiare gli orrendi misfatti delle guerre in Iraq e in Afghanistan.
Quanto sarebbe utile oggi l’attività di Assange per svolgere un’illuminante controinformazione sulla crisi dell’Ucraina, dove i media mainstream (salvo poche eccezioni) poco ci dicono e ancor meno ci permettono di capire.
Parlare di Assange, dunque, è parlare del diritto di cronaca e delle sue sorti. Parlare di libertà e di democrazia.


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