Quindici anni fa la morte di Luca Coscioni, l’uomo che trasforma la malattia in lotta politica

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Chiedo scusa per l’auto-citazione. Anni fa, mi sono impegnato in un progetto editoriale ambizioso e forse arrogante: provare a raccontare in un libro di 250 pagine quel pozzo di San Patrizio che è stata la vita di Marco Pannella. Nel raccogliere l’enorme mole di materiale, a un certo punto ho pensato alle persone che hanno inciso e portato un contributo fondamentale al Partito Radicale e allo stesso Pannella che del Partito è stato cervello, cuore, anima.

Davvero tante. Pur consapevole di sacrificare molte persone che avrebbero meritato di comparire in quella “galleria”, mi sono concentrato su otto personaggi, che incarnano altrettanti capitoli fondamentali della storia radicale e pannelliana: Ernesto Rossi, Mario Pannunzio, Altiero Spinelli, Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia, Enzo Tortora, Luca Coscioni.

Personaggi importanti, per Marco, per il Partito Radicale, e anche per chi radicale non è; importanti per quello che hanno fatto, per quello che sono stati, per quello che sono stati capaci di essere. Un tutt’uno, il loro “fare” e il loro “essere”.

Pannella quando quindici anni fa ha dato la notizia che Luca se n’era andato “altrove”, tra i singhiozzi, ha sillabato: «Ci ha lasciato la forza di combattere». Poi ha aggiunto: «Luca era un leader perché era in prima linea. Era in prima linea ed è caduto. Direi che è stato ammazzato anche dalla qualità di questo paese, della sua oligarchia, che lo corrompe e lo distrugge».

Ha poi ricordato come Luca abbia patito assurde, incredibili, violente censure; spesso proprio da coloro che avrebbero dovuto sostenerlo: «Fu continuamente censurato anche a livello politico. Non gli fu permesso di intervenire nella vita politica italiana. In occasioni di elezioni regionali il centrosinistra rifiutò l’accordo con i radicali perché le liste dei radicali portavano il nome di Luca». Quel nome non doveva comparire. Continui “rifiuti” che avrebbero schiantato un bue, e invece sembravano renderlo più forte…

Luca ha realizzato un’operazione politica straordinaria. Ha incarnato alla lettera e nel quotidiano concreto quella specie di slogan che ha segnato tanti di noi: “il personale è politico”. La sua malattia, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, è diventata un ineludibile fatto politico. Ha individuato nel Partito Radicale lo strumento per la “sua” politica, e l’ha ammirevolmente utilizzato. Ha fatto la cosa giusta. Con lui e dopo di lui, i malati sono diventati una realtà non più occultabile. Persone vive, con diritti da tutelare e garantire; e le loro famiglie nuclei di “resistenza” al male da sostenere e aiutare. Con Luca le tematiche della libertà di ricerca scientifica sono diventate argomento da agenda politica. Gli scienziati e i ricercatori hanno trovato voce e sostegno. Sono stati ascoltati, anche se ancora oggi non come si dovrebbe e potrebbe.

Il 20 gennaio del 1961 a Washington, nel suo discorso di insediamento quale trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, John Fitzgerald Kennedy, a un certo punto, parla del bisogno di tutti gli americani di essere cittadini attivi; e pronuncia la famosa frase: «non chiedete che cosa l’America vuole fare per voi, ma che cosa insieme possiamo fare per la libertà dell’uomo».

Ecco: Luca non ha chiesto al Partito Radicale o ad altri, di fare qualcosa per lui. Lui ha fatto, utilizzando lo “strumento” Partito Radicale, molto più di qualcosa, per la libertà di tutti noi.

Ha trasmesso coraggio; ha trasmesso un messaggio semplice e chiaro: che non ci si deve arrendere e lasciare andare. Pannella amava citare un passaggio della “Lettera ai Romani” di Paolo da Tarso. Quello in cui ci si riferisce all’incrollabile fede di Abramo, il padre di tutti i Profeti: “Egli ebbe fede sperando contro ogni altra speranza”: qui contra spem in spem”.

Luca è stato fonte di speranza perché lui stesso è stato speranza. Ha trasformato la sua malattia in iniziativa politica. Atto di accusa verso l’imperdonabile indifferenza di tanti, la colpevole inerzia di molti. In questo è stato radicalmente pannelliano, almeno quanto Pannella è stato radicalmente coscioniano. Entrambi hanno combattuto, e sono stati combattuti, ostacolati, negati nella loro identità.

Può sembrare paradossale, quello che ora scrivo. Luca è stato fortunato. La fortuna consiste nell’aver trovato un giorno una ragazza, Maria Antonietta, che ha accettato di percorrere assieme a lui un tratto di vita, fino alla fine. Lo ha sostenuto e aiutato; è stata la sua voce quando non aveva più voce; il suo braccio, quando gli arti non rispondevano più; la persona che lo ha consolato e gli ha dato la forza, l’energia, il coraggio, per fare quello che ha fatto: due in uno, uno in due. Pannella e tutti noi siamo stati fortunati, ad averli incontrati. Ci hanno dato tanto, e forse neppure siamo del tutto consapevoli del debito che abbiamo contratto con loro.

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