Un abbraccio forte e rispettoso ad Emanuele Macaluso

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Con la scomparsa di Emanuele Macaluso è venuta meno una della personalità più rilevanti del comunismo italiano: vivacissimo interlocutore di discussioni non sopite, riformista conseguente e mai burocratico, attivo fino alla fine. Ha sempre considerato la politica un’attività nobile, capace di affrancare i ceti subalterni cui aveva guardato come elemento cruciale di qualsiasi cambiamento. Le classi operaie e contadine le voleva in paradiso, davvero. Al di là delle posizioni assunte nel dibattito, votate ad un certo realismo pragmatico “migliorista”, va ricordata con ammirazione la capacità di andare spesso controcorrente, con libertà e autonomia di pensiero. Era attento, curioso, disponibile al dialogo. Una sicurezza per tutte e per tutti, si potrebbe aggiungere. Impegnato fin da giovane nelle fila di un partito anche in Sicilia ancora clandestino, si legò alle lotte operaie e sindacali dell’isola, diventandone uno straordinario dirigente. Dopo l’impegno nella Cgil di cui divenne responsabile regionale a 23 anni, fu eletto nell’assemblea siciliana. E iniziò la più diretta attività di partito, fino ad entrare nella segreteria nazionale del Pci nel 1963, della cui direzione faceva parte già dal 1960. Assunse diversi incarichi e fu lungamente parlamentare. Dal 1982 al 1986 ricoprì il ruolo di direttore de “l’Unità”, continuando in seguito l’attività giornalistica ne “Il Riformista”. Si rivelò uno scrittore (anche nei diversi saggi e volumi pubblicati) vivace ed acuto. Serio e, nel contempo, capace di colta ironia. Disincantato e tuttavia deciso. Macaluso ha partecipato con piglio e passione alla discussione pubblica, anche nelle varie stagioni del partito cui ha partecipato da protagonista per decenni, fino a distaccarsene negli ultimi anni. Deluso tra i delusi, ma mai domo o arrendevole. E’ stato un interlocutore importante anche per chi assumeva posizioni lontane dalle sue. Perché nel confronto dava il meglio di sé, ricevendone rispetto e considerazione. Attentissimo ai temi dei diritti delle persone, aveva manifestato interesse per le iniziative sull’informazione, aderendo ad incontri e manifestazioni sulle questioni dell’articolo21 della Costituzione. Non per caso, fino alla fine è rimasto un lucidissimo riferimento del dibattito, aperto e dialettico. Insomma, un riformista conseguente e autorevole, forte di un tratto coraggioso e non omologato. Il destino è stato crudele, però. Macaluso è venuto meno alla vigilia della celebrazione dei cento anni dalla fondazione del partito di cui è stato uno dei massimi esponenti e interpreti originali. In un panorama già di per sé angosciante, ci è arrivata un’ulteriore amara botta. La storia va avanti, ma si impoverisce.

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