Non maledico il 2020

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Non lo maledico il 2020. Anzi lo ringrazio per averci dato la possibilità di rivalutare la normalità: uscire, abbracciarci, prendere un caffè, mangiare insieme… Tutte cose che per noi erano talmente scontate, che molti avevano bisogno di condire con emozioni supplementari: sport estremi, viaggi compulsivi, party esclusivi. Ora avere due ospiti a tavola è già una gioia e fare due passi col cane ha il sapore della libertà.

Rispetto all’euforia dionisiaca dei grandi raduni, abbiamo scoperto la potenza dei vuoti. Dalla piazza vaticana con un papa che prega da solo sotto la pioggia, fino al Concerto di Capodanno a Vienna, con gli orchestrali che alla fine della loro esecuzione si alzano per salutare una platea di poltrone. Non so se il 2020 ci abbia migliorato, ma sicuramente ci ha insegnato che dietro a quella che sembrava normalità, c’è una vita che, alla fine di questa pandemia,  torneremo a guardare con la meraviglia del dopoguerra. Per il 2021, faccio mie le parole “Nella catastrofe, in quel momento, resteremo saldi. E l’affronteremo insieme”, contenute in una canzone di Adele, eseguita da una persona a me cara (ascolto).