Un’amicizia, la Avallone propone una riflessione sul nostro tempo 

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“La vita ha davvero bisogno di essere raccontata per esistere?” 

È con questa frase che Silvia Avallone, a 10 anni esatti dal suo romanzo d’esordio: ‘Acciaio’ – vincitore del premio Campiello 2010 è tornata in libreria dallo scorso 10 novembre con il suo quarto lavoro, “Un’amicizia”, edito da Rizzoli come i suoi precedenti (440pp, 19 Euro).  Con il pretesto di narrare un’amicizia iniziata a cavallo del nuovo millennio, propone una riflessione profonda e quanto mai attuale sulla dicotomia tra parola e immagine, tra vita vera e illusione.

Al centro della storia l’amicizia tra Elisa Cerruti e Beatrice Rossetti. La prima timida e insicura, un’infanzia solitaria trascorsa a Biella con suo fratello Niccolò e sua madre Annabella, una donna affettuosa ma inconcludente e incapace di prendersene cura, ritrovatasi d’improvviso in una cittadina della riviera toscana, sola e con un padre sconosciuto; la seconda bellissima e impeccabile, una famiglia altolocata e all’apparenza perfetta.

Eli e Bea, conosciutesi quasi per caso nella notte di Ferragosto dei loro 14 anni, rappresentano le due facce della stessa medaglia: figlie di famiglie disfunzionali e piene di fragilità, evolveranno in modo diametralmente opposto.

Elisa, disinteressata alle apparenze, è una cultrice della parola che ha trovato negli anni conforto alla propria solitudine tra la polvere degli scaffali e le pagine dei libri, coltivando il desiderio di diventare, un giorno, scrittrice. Beatrice, al contrario, da sempre attenta al proprio aspetto e lanciata da sua madre nel ‘meraviglioso mondo’ della moda e della pubblicità, reagisce al dolore e alle difficoltà della vita, rifugiandosi nel web, utilizzando i social – agli albori in quei primi anni 2000 – per ottenere fama e ricchezza, costruendosi una ‘vita perfetta’ da poter mostrare al mondo, cristallizzata in quei sorrisi sempre uguali nelle foto postate di continuo. Tutti credono di conoscere Beatrice Rossetti: sanno cosa indossa, cosa mangia, dove va in vacanza. Solo lei tuttavia sa chi si nasconde dietro quell’ ‘immagine vuota’: Bea, la sua migliore amica negli anni dell’adolescenza, quell’amica che a distanza di 13 anni dalla rottura non riesce a dimenticare.

La Avallone attraverso l’io narrante di Elisa, ormai una donna di trentaquattro anni, ricercatrice universitaria e madre di un figlio dodicenne, ripercorre gli anni di quell’amicizia, appassionata, totalizzante, contraddittoria e disfunzionale, che le hanno cambiato la vita.

Sullo sfondo, l’adolescenza in una cittadina di provincia, la pesante eredità familiare, il primo amore e quei luoghi tanto cari all’autrice: Biella, la riviera Toscana, Bologna.

Una scrittura asciutta e coinvolgente con personaggi così ben delineati che sembrano staccarsi dalle pagine e prendere vita. Una lettura emozionante che tiene il lettore con il fiato sospeso fino alla fine e fa riflettere su un tema caldo del nostro tempo: il rapporto tra la fissità delle immagini e la meravigliosa imperfezione della vita.


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