Querele temerarie. L’ultimo bersaglio è il libro-inchiesta “L’Affare Modigliani”

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Alzare il tiro contro interessi loschi, traffici illeciti avendo il coraggio di fare nomi e cognomi, vuol dire entrare nel vortice delle denunce temerarie.  L’ultimo bersaglio, ma solo in ordine di tempo, è’ il libro-inchiesta “L’Affare Modigliani”, scritto dalla Giornalista del Tg1-Rai Dania Mondini e dall’ex Ispettore di Polizia, oggi Presidente dei Sociologi del Piemonte e criminologo Claudio Loiodice. Un libro edito da Chiarelettere, con la postfazione dell’ex Procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, che per la prima volta in Italia alza il velo su un secolo di speculazioni intorno a grandi artisti come Modigliani. Un’inchiesta che racconta sul campo come avviene il riciclaggio di denaro frutto di evasioni, traffici di droga e armi, utilizzando le opere d’arte. Un libro che inchioda alle loro responsabilità’ noti galleristi, falsari e pseudo esperti d’arte, riportando fatti di cronaca supportati da materiale giudiziario.  Un documento, al contrario, molto apprezzato da critici d’arte impegnati nel contrasto ai falsari, da Istituzioni e da quanti sono impegnati sul fronte della legalità. “È evidente che non ci sottrarremo a difenderci nel merito in qualunque sede saremo chiamati a rispondere. Abbiamo già registrato una richiesta di archiviazione a nostro favore -Dichiarano Mondini e Loiodice-, abbiamo prodotto puntualmente ogni volta ampia documentazione a sostegno di quello che diciamo. Il libro è frutto di  un lavoro certosino nella ricerca dei dati, proprio perché sapevamo sin dall’inizio di smuovere un polverone su un caso delicatissimo come i reati che si muovono attorno al mondo dell’arte. Cercano di fermarci con ogni mezzo, anche con attacchi vili sui social media e in alcuni casi con delle querele, a nostro avviso immotivate e tardive. Ma quello che ci inquieta di più è in particolare una querela pretestuosa che vede una insolita rapidità nelle procedure di attivazione del processo, nella conclusione delle indagini preliminari e nella successiva richiesta di rinvio a giudizio, con immediata fissazione dell’udienza preliminare.  Claudio Loiodice sottolinea che: “in 30 anni  di servizio come Ufficiale di Polizia Giudiziaria  : “mi  è capitato raramente, e mai per una ipotesi, peraltro remota, di diffamazione, di constatare che una querela venisse presentata alla Polizia Giudiziaria di una città differente dal luogo naturale e che questa finisse con PEC alla Procura competente nel giro di un quarto d’ora”.

Analizzando il fascicolo del Pubblico Ministero poi risulta che il procedimento viene preventivamente e immediatamente iscritto prima ancora che la notizia di reato sia fisicamente giunta all’ufficio preposto. Nel giro di 24 ore, compresa la notte, dal momento della effettiva iscrizione a Mod. 21 (noti) del registro delle notizie di reato, l’inchiesta è bella che conclusa, con l’incriminazione dei due scrittori. Subito dopo la giustizia si ferma per tre mesi a causa della pandemia di questa primavera e appena riapre i battenti, la Procura, in maniera solerte, chiede al GIP la fissazione dell’udienza preliminare, accolta e immediatamente fissata tra poche settimane. Su tutte queste strane voglie convergenze, anche la FNSI vuole vederci. Intanto gli interessati  hanno presentato un esposto al CSM e una denuncia contro ignoti alla Procura competente.

Qual è l’interesse  a mandare subito a processo Mondini e Loiodice e sottoporre ad “inquisizione” l’opera letteraria? Ora spetterà agli Organi giurisdizionali e amministrativi compiere quelle che riteniamo siano doverose indagini a tutela del diritto di informazione. Dal canto loro i due autori  dichiarano: “quello che abbiamo riportato nel nostro libro è frutto di una scrupolosa indagine giornalistica, supportata da documenti e testimonianze. Ci accusano di aver diffamato soggetti con fatti che risalgono a decine di anni fa e che all’epoca hanno occupato intere pagine di giornali, senza che nessuno si sia mai sentito offeso. Tutto questo si inserisce nell’ampio spettro di azioni contro i professionisti dell’informazione, che con la discussione della nuova “legge bavaglio” , rischiano di pagare ancora più caro il loro coraggio e la loro onestà intellettuale.