Il bavaglio brutale avanza in Europa

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Il bavaglio, quello vero e brutale, avanza. Non più solo Polonia, Ungheria e Balcani, non più solo le tentazioni autoritarie nella vicina Slovenia: il bavaglio entra nel cuore dell’Europa occidentale, nella Francia illuminista madre dei valori di libertà nati con la rivoluzione. La Francia cugina d’Oltralpe, dove nessuno di noi si aspettava una legge liberticida come quella passata il 24 novembre all’Assemblea nazionale e ora in discussione al Senato. Il contenuto è tristemente noto: si punta a modificare la legge del 1981 sulla libertà di Stampa e a stabilire che  non si possa riprendere né diffondere con qualunque mezzo l’immagine del volto o di qualunque altro elemento identificativo di un poliziotto o di un militare della gerndarmerie nazionale quando agiscono nell’ambito di un’operazione di polizia. La violazione della norma è punita con il carcere: un anno di reclusione e 45mila euro di multa. La norma, passata  con l’appoggio della destra Lepeniana, è di una gravità senza precedenti e ha sollevato proteste in tutto il Paese, nonché la rivolta di numerosissimi intellettuali.
Le tentazioni autoritarie di Macron, il presidente che non sa più come recuperare un elettorato deluso dalle promesse non mantenute, partono dunque dai giornalisti e dagli operatori dell’informazione, che il presidente non ha mai amato. Tutti ricordiamo lo scandalo degli inizi del mandato, quando Macron cercò di limitare la partecipazione alle sue conferenze stampa ai cronisti di sua scelta e gradimento.
Come molti hanno rilevato, una caso George Floyd, nella Francia di Macron, non potrebbe mai scoppiare, se la legge venisse approvata.
Il 23 novembre scorso, del resto, una delegazione della Federazione europea dei giornalisti (EFJ) , dei sindacati francesi dei giornalisti  e di organizzazioni per i diritti umani, avevano incontrato il ministro dell’interno, Gérald Darmain, proprio per chiedere un cambio di rotta sulla legge. Senza costrutto: trovandosi di fronte a un muro, avevano infatti deciso di abbandonare l’incontro .
Per la EFJ (così come per la IFJ, la Federazione internazionale dei giornalisti), il piano del governo che contiene la legge incriminata (e che riguarda la gestione della Polizia) viola i principi di libertà di informazione e di espressione contenuti nella Convenzione europea dei diritti umani. I sindacati hanno anche denunciato oltre 200 casi di violenza e minacce perpetrate dalle forze dell’ordine a danno dei giornalisti in Francia nel 2019: dati che hanno accomunato la Francia a Paesi come Turchia, Russia , Albania, Serbia, Ungheria e Polonia nel report annuale della Piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione dei giornalisti.
In questi giorni, insieme alle denunce dei sindacati dei giornalisti francesi, di EFJ e IFJ, insieme alla solidarietà degli intellettuali di mezza Europa, si sono levate  anche dall’Italia molte voci indignate, alcune di politici nostrani. Tutte opportune, per carità. Peccato che la legge contro le querele bavaglio, per la quale si battono da anni le organizzazioni dei giornalisti, quelle per la libertà di Stampa, in primis articolo 21 e la Fnsi, restino a languire in un cassetto.

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