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Reddito di cittadinanza. Dopo un anno e mezzo mancano ancora 7 decreti attuativi

 

di Giovanni Augello

Mentre si parla con insistenza di rimettere mano alla misura per via dell’emergenza Covid19, l’iter dei provvedimenti attuativi non è ancora concluso. Dalla cabina di regia al comitato tecnico scientifico per la valutazione del Rdc, ecco le tessere mancanti

ROMA – Il decreto che l’ha introdotto parla di “disposizioni urgenti”, ma al Reddito di cittadinanza manca ancora qualche pezzo. È passato circa un anno e mezzo dalla sua istituzione – il decreto n. 4 del 2019 è del 28 gennaio e le domande sono state accolte dal 6 marzo 2019 – e mentre si parla con insistenza di modifiche e limature al progetto originario, cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle, ci sono ancora dei decreti attuativi non ancora adottati che aspettano di vedere la luce. Il quadro dei lavori incompiuti è pubblicato sul sito dell’Ufficio per il programma di governo: sette provvedimenti attuativi non adottati, tra cui alcuni su cui sarebbe bene chiudere prima di fare qualsiasi modifica in corsa alla misura contro la povertà in Italia.

Gli ultimi dati forniti dall’Osservatorio sul reddito di cittadinanza dell’Inps parlano di circa 2 milioni di domande presentate al 7 luglio, di cui sono circa 1,4 milioni quelle accolte, oltre 147 mila decadute, 135 mila in lavorazione, mentre quelle respinte o cancellate superano quota 500 mila. Sono quasi 1,3 milioni i nuclei familiari che nei primi sei mesi del 2020 hanno ricevuto almeno un pagamento. Dati importanti e mai visti prima in Italia se si parla di contrasto alla povertà. Tuttavia, tra i provvedimenti attuativi che mancano all’appello c’è proprio quello che prevede l’istituzione di un comitato tecnico scientifico per il progetto di ricerca per la valutazione del reddito di cittadinanza (L. 26/2019 – conv. D.L. 4/2019 -, art. 10, comma 1 bis). E dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, fanno sapere che in merito al provvedimento in questione “è stato predisposto lo schema di decreto che tuttavia non è stato ancora condiviso con gli Uffici di diretta collaborazione”.

A sottolineare l’importanza di una valutazione delle politiche di contrasto alla povertà, su Lavoce.info, sono Cristiano Gori – già referente tecnico dell’Alleanza contro la povertà e oggi docente all’università di Trento – e Massimo Baldini, dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Secondo i due esperti, “lo scarso interesse suscitato dalla pubblicazione dei dati annuali sulla povertà in Italia è eloquente – scrivono -. Evidenzia la necessità di una valutazione delle politiche di contrasto al fenomeno. E rimarca l’esigenza di modificare le risposte nel dopo-pandemia”. Per Gori e Baldini, infatti, il poco clamore suscitato dagli ultimi dati Istat sulla povertà è dovuto a una polarizzazione dell’attenzione pubblica verso qualcosa che in realtà non c’è ancora. “La domanda prevalente sull’ultimo anno è: ‘qual è stato l’effetto del Rdc?’ – scrivono Gori e Baldini su Lavoce.info -. Il problema è che una risposta non l’ha nessuno e neppure, a nostra conoscenza, qualcuno sta lavorando per ottenerla. Non esistono, infatti, valutazioni del reddito di cittadinanza e non si ha notizia di una loro preparazione. Peraltro, le ampie banche dati a disposizione dell’Inps sugli utenti del Rdc contengono una miniera d’informazioni potenzialmente molto utili a tal fine”. L’auspicio, quindi, è che l’istituzione di un comitato tecnico scientifico per il progetto di ricerca per la valutazione del reddito di cittadinanza, ma soprattutto la valutazione dei dati fino ad oggi raccolti, vada in porto il prima possibile, soprattutto prima che finiscano sul tavolo del governo le ipotesi di modifica della stessa misura.

Tra i provvedimenti ancora non adottati, c’è poi quello che prevede “Modalità operative della Cabina di regia costituita al fine di agevolare l’attuazione del Rdc” (previsto dalla L. 26/2019 – conv. D.L. 4/2019 -, art. 11, comma 2, lett. d bis). Su questo punto, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali spiega che sono state “acquisite le designazioni da parte degli Organismi competenti, la composizione della cabina di regia sul Reddito di cittadinanza è stata definita con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali n. 134 del 4 ottobre 2019”. Le modalità operative, quindi, dovrebbero essere il prossimo passo.

Da prendere con le pinze il provvedimento non ancora adottato che tratta invece le “modalità di erogazione del reddito di cittadinanza (Rdc)” (L. 26/2019 – conv. D.L. 4/2019 -, art. 3, comma 7). In realtà, il Reddito di cittadinanza è in erogazione da più di un anno, ma il decreto prevedeva – entro sei mesi dall’approvazione del decreto 4 del 2019 – di stabilire “modalità di erogazione del Rdc  suddiviso per ogni  singolo  componente  il  nucleo  familiare  maggiorenne”, mentre la Pensione di cittadinanza  è  suddivisa  in  parti  uguali  tra  i componenti il nucleo familiare. Un cavillo che, per fortuna, non ha impedito l’erogazione del Reddito di cittadinanza, ma che vede il ministero di via Veneto ancora al lavoro. Su questo provvedimento attuativo, infatti, “è stato predisposto lo schema di decreto che tuttavia non è stato ancora condiviso con gli Uffici di diretta collaborazione – spiegano dal ministero -. Si segnala che l’efficacia di tali disposizioni, in ogni caso, decorre dalla data di nuovo affidamento del servizio di gestione delle Carte Rdc (art. 3, co. 7, DL 4/2019), attesa per dicembre 2020”.

Tra i sette decreti attuativi che non hanno ancora visto la luce, ce ne sono altri quattro che destano particolare interesse. A quanto pare, infatti, mancano ancora “Indirizzi e modelli nazionali per la redazione del Patto per il lavoro” (L. 26/2019 – conv. D.L. 4/2019 -, art. 4, comma 7), non sono state ancora stabilite le “Modalità di determinazione della contribuzione versata all’Inps dal Fondo di solidarietà per il lavoro in somministrazione, per i periodi non coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa” (L. 26/2019 – conv. D.L. 4/2019 -, art. 22, comma 6), mancano ancora le “Modalità di accesso al credito di imposta riconosciuto al datore di lavoro che comunica alla piattaforma digitale dedicata al Rdc la disponibilità di posti vacanti” (L. 26/2019 – conv. D.L. 4/2019 -, art. 8, comma 7) e le “Modalità di erogazione del beneficio addizionale riconosciuto ai beneficiari del Rdc che avviano un’attività lavorativa autonoma entro i primi 12 mesi di fruizione del Reddito” L. 26/2019  – conv. D.L. 4/2019 -, art. 8, comma 4) che prevede che “ai beneficiari del Rdc che avviano un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o una società cooperativa entro  i primi dodici mesi di fruizione del Rdc è  riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilità del Rdc, nei limiti di 780 euro mensili”. Tutte questioni, soprattutto queste ultime, che in un periodo post-Covid avrebbe fatto comodo che fossero state già affrontate, ma su questi ultimi quattro nodi da sciogliere, dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali fanno sapere che si tratta di provvedimenti di diretta competenza dell’Anpal. E dall’Agenzia, al momento, non arrivano ancora notizie in merito.

Da redattoresociale

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