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Paradosso Umbria, una legge sull’aborto che è contro le donne e riporta il dibattito indietro di decenni

 

Ancora una volta la battaglia politica e ideologica sul corpo e l’autodeterminazione delle donne entra a gamba tesa in un momento storico ed economico in cui le priorità sembravano (dovevano) essere altre. In piena crisi post Covid la Governatrice dell’Umbria, Donatella Tesei della Lega, rispolvera una legge di dieci anni fa che disponeva il ricovero per l’aborto e che è stata ampiamente superata da una prassi legata all’evoluzione dell’approccio all’interruzione di gravidanza. Giovedì 11 giugno l’assessore alla sanità ha dato il via libera al provvedimento e in poche ore si sono moltiplicati gli interventi e le contestazioni per una decisione che riporta indietro nel tempo, di decenni, la considerazione dell’autonomia delle donne in un tema così delicato. Secondo l’associazione “Luca Coscioni” lo stop all’aborto in day hospital in Umbria è “un grave passo indietro”.
Da ieri il caso è sul tavolo del Ministro della sanità, che ha avviato una serie di accertamenti e chiesto una verifica sulle modalità con cui è stata applicata la norma nazionale sui tre giorni di ricovero, comunque facoltativi. La scelta della Regione Umbria incide sull’utilizzo della pillola abortiva e crea un problema aggiuntivo visto che il 70% dei ginecologi in servizio nelle strutture pubbliche risulta essere obiettore di coscienza. Inoltre il provvedimento appena assunto stride con le indicazioni fornite durante il periodo della crisi Covid dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia che aveva, appunto, chiesto di favorire il ricorso all’aborto farmacologico per tutelare la salute della donna ed evitare di congestionare gli ospedali.
Le nuove regole imposte in Umbria fondano tecnicamente sull’abrogazione della delibera che permetteva l’aborto farmacologico in day ospital e poi a domicilio e arrivano mentre ancora gli ospedali affrontano l’emergenza coronavirus. Le donne umbre che chiederanno di ricorrere all’aborto farmacologico dovranno obbligatoriamente essere ricoverate per tre giorni e in ciò si concretizza una disparità nel diritto alla salute previsto dalla Costituzione e dunque vigente in ambito nazionale. Paradossalmente se una donna umbra si sposta in altre regioni può effettuare l’aborto in day hospital. Va detto, inoltre, che l’Italia rimane tuttora tra gli Stati europei dove l’aborto farmacologico è la strada meno praticata, con una percentuale del 17,8%
(nella foto la Governatrice dell’Umbria Donatella Tesei)

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