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Diffamazione, la Commissione Giustizia del Senato lascia le multe salate. Ora si spera nella modifica in aula

 

Nessun cambiamento in Commissione Giustizia del Senato al testo sulle “Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale, al codice di procedura penale e alla legge 3 febbraio 1963, n. 69, in materia di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di contrasto delle liti temerarie, di segreto professionale e di istituzione del Giurì per la correttezza dell’informazione”. C’erano poche speranze che fossero introdotte correzioni almeno nella parte che eleva a dismisura le multe in luogo del carcere e adesso tutto è rinviato all’esame dell’aula. Come si sa, la norma approvata su proposta dei senatori Franco Mirabelli, Monica Cirinnà, Valeria Valente e Anna Rossomando (Pd) prevede multe “salate” al posto della pena detentiva per i giornalisti giudicati colpevoli di diffamazione. Si passa dagli attuali 258 euro a somme da versare alla Cassa delle Ammende che vanno dai 5.000 ai 50.000 euro, in base ai vari casi previsti. In particolare viene stabilito una sorta di dolo sul dolo. L’attenzione adesso è concentrata sugli scenari possibili e soprattutto sulla speranza di recuperare in aula l’occasione perduta in Commissione di dare una reale risposta a quanto chiesto sia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sia, nelle ultime settimane, dalla Corte Costituzionale, ossia l’abrogazione della detenzione come pena per il reato di diffamazione. Nessuno immaginava che ciò si traducesse in un inasprimento così duro delle pene pecuniarie. Delusi gli organismi di rappresentanza dei giornalisti e la Fnsi ha già annunciato che chiederà di incontrare i vari gruppi parlamentari per spiegare l’importanza della posta in ballo. “Vogliamo essere nuovamente ascoltati – dice il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Giuseppe Giulietti – perché crediamo che pene pecuniarie così alte possano trasformarsi in un ulteriore bavaglio nella già difficile condizione dell’informazione in Italia. Siamo fiduciosi in una riforma di quanto passato in Commissione ed è importante far capire a tutti che quelle multe capestro possono incidere non solo sulla pluralità dell’informazione ma sulla sopravvivenza stessa di decine di testate piccole, indipendenti ma direi anche quelle maggiori. Mi sembra una punizione francamente”.

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