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Europa e religioni, nuovi scenari delle relazioni tra fede e Stati

 

 [Traduzione a cura di Stefania Gliedman dall’articolo originale di Tina Magazzini, Tariq Modo, Anna Triandafyllidou, Thomas Sealy pubblicato su OpenDemocracy]

Chiesa cattolica, moschea e chiesa serba ortodossa a Bosanska Krupa, Bosnia ed Erzegovina. Foto: Mazbin/Wikipedia Commons

Uno scenario paradossale va rapidamente prendendo piede in Europa: le chiese appaiono sempre più vuote a seguito di un crescente disinteresse nei confronti della religione, ma si assiste nel contempo a un’irruzione impetuosa di quest’ultima nei media, nella politica e nella vita di ogni giorno, sotto forma di denigrazione delle minoranze religiose, quella islamica in particolare.

Sono due i fattori che si troverebbero alla base del paradosso. In primo luogo, c’è l’affievolirsi negli europei del sentire la religione come principio fondamentale di identità, contrariamente a quanto accade per le minoranze, e soprattutto per  la comunità islamica.

In relazione a ciò, si assiste a una crescente islamofobia che prende di mira i musulmani, sospettati di non essere “cittadini leali”, ma di far parte delle correnti più estremiste e conservatrici. E poi, il paradosso è radicato nella convinzione sempre più condivisa in Europa che la religione non dovrebbe far parte della sfera pubblica.

Nell’ambito del progetto GREASE, finanziato dall’UE, abbiamo analizzato i modi in cui la religione viene gestita nei vari Paesi. Abbiamo così scoperto che oggi in Europa esiste una quantità sconcertante di modelli Chiesa-Stato, oltre che di sistemi politici, legali e istituzionali per la gestione della diversità religiosa.

Questa realtà così molteplice rende estremamente difficili, se non inutili, i tentativi di parlare di un approccio condiviso per la governance delle diversità religiose. Detto questo, non mancano le similitudini.

Comuni a tutti gli Stati europei sono, ad esempio, l’autonomia politica e la salvaguardia delle libertà religiose fondamentali, ma anche la presenza di forme di collegamento tra Stato e religione, nonché il favorire, con diverse modalità, alcune tradizioni religiose.

Queste connessioni si manifestano a livello simbolico, nel caso, per esempio, di Paesi che hanno una o più “Chiese nazionali”, o attraverso tipi di accordi istituzionali che favoriscono maggiormente alcune confessioni invece di altre.

La tendenza verso la secolarizzazione politica e istituzionale, che da tempo accompagna il progressivo indebolirsi del cristianesimo, è palese in tutta Europa, anche se in forme marcatamente diverse, e non dà segni di inversione di tendenza. Continuano a verificarsi, per esempio, la frattura o l’allentamento dei legami tra Chiesa e Stato e in partiti politici come i cristiani democratici sbiadisce o scompare la dimensione confessionale, sia alla base che nei consensi. Allo stesso tempo, aumenta la vicinanza allo Stato di alcune Chiese ortodosse.

Sono sempre di più coloro che guardano con soddisfazione il proprio Paese e l’Europa come realtà post-cristiane. Tuttavia, a modo proprio e da punti di partenza diversi, gli Stati europei si trovano ad affrontare lo stesso quesito: come adattare le attuali relazioni tra Stato e Chiesa e le norme del secolarismo a una diversità extra-cristiana mai vista prima nel Continente?

Le politiche relative all’identità musulmana sono diventate motivo di particolare preoccupazione per gli Stati europei con comunità islamiche numerose. Sono due i “momenti politici” che hanno svolto un ruolo chiave in tale ambito, dando un contributo a definire la governance di questa religione: il primo è stato il 1989, l’anno della questione Rushdie in Gran Bretagna, e dell’affaire du foulard  islamico in Francia. Tali eventi hanno segnato una svolta per la presenza della religione nella sfera pubblica.

Il secondo è la “guerra al terrore”, che per certi aspetti è ancora in corso, ma che è iniziata con gli attentati dell’11 settembre. Gruppi e controversie che un tempo venivano descritti in termini di razza o di “estraneità”, ora vengono ridefiniti nel significato religioso. E così la sistemazione della comunità islamica nella società è diventata la questione principale del multiculturalismo e della diversità religiosa, acquistando anche una connotazione politica.

Le risposte alle richieste di riconoscimento delle nuove comunità religiose e delle loro esigenze hanno acquistato una dimensione nazionale. Quasi tutti i Paesi dell’Ovest europeo hanno scelto di enfatizzare l’integrazione nazionale, promuovendo l’immagine di un “Islam nazionale”di un “Islam francese” o di un “Islam tedesco”, invece che di un semplice “Islam in Francia” o ‘Islam in Germania”…. continua su vociglobali

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