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Quasi

 
“Quanto manca?” Ci ricordiamo tutti la domanda che da bambini facevamo ai nostri genitori, stanchi di un cammino troppo lungo o di un viaggio che non finiva mai. “Ci siamo quasi” era la risposta consolante e falsa che ricevevamo. Perché la verità (“non siamo neanche a metà strada…”) ci avrebbe fatto crollare in un pianto sconsolato. Passando dal privato al pubblico, il problema è lo stesso: quanta verità si può dire al popolo?

Le recenti reazioni di insofferenza provocate dalla previsione di Borrelli – che spostava a Maggio l’attenuazione delle limitazioni per l’epidemia decise fino al 13 Aprile – fanno capire che nei casi di tensione collettiva acuta, la verità non aiuta. Sappiamo tutti che a Pasquetta non ci sarà la fine della  clausura, né il ritorno alla ricongiunzione sociale degli abbracci; ma abbiamo bisogno di una bugia per resistere. O quanto meno di una verità somministrata in dosi sostenibili. Un’accortezza che nelle relazioni private si basa sull’intelligenza emotiva, mentre nei rapporti pubblici, sull’intelligenza politica. La qualità che mira a rinsaldare una nazione sotto pressione e stanca. Che ora accetta solo una previsione: “ci siamo quasi”.

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