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25 aprile, per ricordare l’importanza della resistenza contro fascismo e bavagli. Oggi più necessaria che mai

 

Lo racconteremo anche noi questo giorno della Festa della Liberazione dal fascismo, così diverso eppure così uguale a tutti gli altri. Lo diremo nelle scuole, speriamo. Lo diremo ai ragazzi del liceo: “Abbiamo festeggiato un 25 aprile senza scendere in piazza con le bandiere perché non potevamo. Eravamo in quarantena ma sapevamo di dover far festa con più forza, con l’urgenza che richiede la sirena di allarme che suona quando la democrazia è in pericolo. E il 25 aprile del 2020 lo era”.
Articolo 21 ha promosso una maratona social dal 3 aprile, un mese di video, testimonianze, commenti, articoli, speranze, timori, cronache di un tempo stretto dentro l’emergenza dettata dal coronavirus, ma un tempo in cui la nostra democrazia scricchiola, assalita da un altro male oscuro, un male nero, il ritorno di una certa idea di fascismo che forse in Italia non è mai morto. Nelle ultime ore abbiamo avuto contezza che questa maratona era indispensabile per ribadire che in questo Paese vige la Costituzione antifascista e che è illegale ogni tentativo di rifondare il disciolto partito fascista. Non il contrario. E abbiamo indizi, forse addirittura prove concrete, che il virus del fascismo, andando a braccetto col sovranismo, si stia diffondendo in Europa, in Paesi, primo fra tutti l’Ungheria, dove il Covid è diventato la scusa per togliere ossigeno alla libertà di espressione. La maratona social di Articolo 21 si concluderà il 3 maggio all’insegna di un messaggio preciso che è già il nostro hashtag per quel giorno: #nobavaglioungherese. E oggi siamo qui a dirci che è importante la memoria ed è determinante l’impegno concreto, diretto, in prima persona nell’affermare che il fascismo è finito e non potrà ritornare. Lo dobbiamo ai partigiani,a chi è venuto dopo di loro, ai nostri figli, ai ragazzi cui lo racconteremo. Lo dobbiamo ai tanti, troppi, cronisti minacciati perché si ostinano a raccontare i rigurgiti fascisti, le violenze sempre più frequenti, il potere sovranista con i suoi molti soldi e i suoi spaventosi obiettivi. Sono tanti i colleghi aggrediti per quesa narrazione scomoda che, pure, dovrebbe essere normale in un Paese nato dalla vittoria contro il fascismo. Il più famoso è Carlo Verdelli che da direttore di Repubblica ha dato spazio alla cronaca dei rigurgiti della destra profonda. La più vicina a noi è Antonella Napoli, quotidinamente aggredita e insultata sui social. Oltre a loro ce ne sono decine di altri. Per essere insultati in rete basta smascherare una qualunque bufala sovranista o svelare i tentativi di manifestazioni nazifasciste. Il presidente e il segretario della Fnsi continuano a chiedere procedimenti penali severi ma è, purtroppo, un percorso difficile e lungo, seppure non impossibile. Anche questo racconteremo e aggiungeremo che è stato bello festeggiare nel 2020 perché la piazza virtuale era colorata e sentita come quelle degli altri anni, anzi più amata perché ancor più necessaria. Buon 25 Aprile a tutti.

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