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Coronavirus. L’aggiornamento: 7 vittime e 222 i contagiati in Italia. L’Oms: non è una pandemia, ma occorre essere preparati

 

Di Pino Salerno

Il bilancio totale dei casi di coronavirus in Italia fatto dalla protezione civile nell’ultimo bollettino conta 229 casi in totale, di cui sette vittime, 6 in Lombardia e una in Veneto. Attualmente i contagiati sono quindi 222 di cui 27 in terapia intensiva, 101 ricoverati con sintomi, e 94 in isolamento domiciliare. Il dato disaggregato conta: in Lombardia 172 casi, comprese le 6 vittime, quindi 167, gli attuali infettati, di cui 72 in isolamento domiciliare, 20 in terapia intensiva, 76 ricoverati con sintomi; in Veneto 33 casi compreso un deceduto, quindi 32 gli attuali contagiati, di cui 16 in isolamento domiciliare, 4 in terapia intensiva, 12 ricoverati con sintomi; in Emilia Romagna 18 casi totali, di cui due in terapia intensiva e 10 ricoverati con sintomi; in Piemonte tre casi di cui uno in isolamento a casa e due ricoverati con sintomi, una unità in meno quindi perché all’esito degli esami una persona è alla fine risultata negativa. Nel Lazio restano tre i casi, di cui uno guarito, il giovane ricercatore italiano tornato da Wuhan dimesso dallo Spallanzani, e la coppia di turisti cinesi ricoverati (la donna ancora in terapia intensiva). I tamponi in totale effettuati sono 4141, di cui 2200 in Veneto, 1463 in Lombardia, 148 in Emilia Romagna, 141 in Piemonte, 124 nel Lazio. Altri tamponi sono stati condotti in Sardegna, uno, Sicilia, 5, Toscana 15, Liguria uno, 7 in Valle d’Aosta, 3 a Trento, 1 a Bolzano, 10 in Campania, uno in Calabria, 5 in Abruzzo, 16 nelle Marche, e tutti con esito negativo.

Il vertice dei sindacati con la ministra del Lavoro, Catalfo

“Non possiamo permetterci un blocco dell’attività economica del Paese, che rischierebbe di avere ricadute pesantissime. L’obiettivo è tutelare tutte le forme di lavoro attraverso i vari strumenti possibili”. Così Maurizio Landini ha commentato il vertice tra sindacati e governo (presente la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo) che si è tenuto a Roma, nel pomeriggio (alle ore 16) di domenica 23 febbraio, per fare il punto sull’emergenza del nuovo coronavirus. “Un primo incontro importante”, ha proseguito il segretario generale della Cgil, annunciando che ne è già stato calendarizzato un secondo, martedì 25 febbraio (alle ore 18), per definire “in che forma e in che modo tutti i lavoratori e le lavoratrici che si trovano nelle ‘zone rosse’, o sono coinvolti dalle decisioni assunte da Regioni ed enti locali, abbiano una copertura del proprio reddito”. L’incontro era stato sollecitato dai vertici di Cgil, Cisl e Uil con una lettera inviata nella mattina di domenica 23 al premier Giuseppe Conte. Nella missiva i tre segretari generali chiedevano un summit urgente alla Presidenza del Consiglio, con il coinvolgimento dei ministeri competenti, anche al fine di determinare “i provvedimenti necessari a tutela dell’occupazione, della salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici, e anche riguardo alle coperture delle sospensioni dal lavoro”. Una richiesta che è stata subito accolta dall’esecutivo, come appunto dimostra la riunione del pomeriggio al ministero del Lavoro. “Sto predisponendo una serie di strumenti a tutela dei lavoratori e delle imprese nelle zone interessate dal coronavirus, dal possibile ampliamento degli ammortizzatori sociali già esistenti ad altre tipologie”. Questo l’intento della ministra Catalfo, secondo quanto dichiarato al termine del tavolo con le parti sociali. La titolare del dicastero ha spiegato che il tavolo è di “confronto permanente, in modo tale da monitorare l’evoluzione della situazione, così come permanente è l’impegno del governo per fronteggiare questa delicata situazione”. Entrando nel merito dei provvedimenti, la ministra ha annunciato “la concessione della cassa integrazione ordinaria per i dipendenti delle imprese coinvolte” e la possibilità, sia per la pubblica amministrazione sia per i privati, di fare “ricorso al lavoro agile, anche in deroga ai limiti percentuali stabiliti dai contratti collettivi e dalla legge”. Nunzia Catalfo ha poi riferito che sono allo studio “ulteriori forme di tutela, che prevedono l’estensione degli ammortizzatori sociali, il rafforzamento del fondo di integrazione salariale e l’introduzione della cassa integrazione in deroga per le aziende con meno di sei dipendenti”. Obiettivo del governo, ha concluso, è “raggiungere l’intera platea di lavoratori coinvolti, compresi quelli che non sono residenti in queste zone, ma dovrebbero recarsi lì per cause di servizio”. Tornando alle posizioni dei sindacati, Maurizio Landini ha sottolineato la necessità di “un confronto più ampio con il governo, con un coordinamento fattivo tra tutti i ministeri coinvolti, per evitare che si ingenerino una paura e una preoccupazione generali che rischiano di essere controproducenti”. Il segretario generale della Cgil ha poi definito “inaccettabile quanto sta accadendo in alcuni casi, e le speculazioni che già si sono registrate, come l’aumento dei prezzi di dispositivi e detergenti sanitari utili a prevenire il contagio. Anche su questo abbiamo sollecitato l’intervento del governo perché forse i prezzi andrebbero, invece, abbassati, per permettere a tutte le persone di tutelarsi”. In conclusione, Landini ha rimarcato che “il virus si può vincere attraverso coordinamento e trasparenza, se ci si rivolge tutti assieme all’intelligenza delle persone e ai comportamenti responsabili che ognuno di noi può assumere per affrontare al meglio la situazione”. Negli interventi e nelle domande poste al tavolo i sindacati hanno unitariamente manifestato l’esigenza che il provvedimento garantisca copertura a tutti i lavoratori che, per cause direttamente o indirettamente conseguenti al contenimento del virus, sono costretti alla sospensione della attività lavorativa. E hanno evidenziato la necessità di discutere anche della copertura delle assenze dei lavoratori pubblici, cosa sulla quale sono stati rassicurati rispetto alla convocazione a breve di un tavolo con la ministra della Funzione Pubblica. Cgil, Cisl e Uil hanno evidenziato che va considerata e data copertura a tutti i lavoratori presenti nei cicli produttivi (tempo determinati, parasubordinati, lavoratori in appalto, in somministrazione etc.). Tutte le parti presenti al tavolo hanno evidenziato la necessità di attivazione di un rapporto con l’Unione Europea per far sì che le somme che dovranno garantire gli ammortizzatori possano essere scomputate dal rispetto dei vincoli del patto di stabilità. I sindacati hanno ribadito la necessità di attivazione di una cabina di regia per la gestione di questa fase e la necessità di evitare iniziative unilaterali, garantendo tutti i passaggi e le procedure con accordi sindacali.

Cgil, azzerare Iva per prodotti di prevenzione

“È inaccettabile l’incremento ingiustificato dei prezzi dei prodotti di prevenzione e di protezione personale finalizzati ad evitare la diffusione del virus Covid 19. Il Governo intervenga, ad esempio azzerando temporaneamente l’IVA”. Così in una nota la Cgil nazionale. “Per fortuna i casi sono una minoranza rispetto alla gran parte del circuito – si legge nella nota – ma in una fase in cui è necessario, con responsabilità, dare prova di coesione e di unità, crediamo che i comportamenti opportunistici debbano essere prevenuti e, in ogni caso, puniti con severità”. “Inoltre – aggiunge in conclusione la Cgil – chiediamo al Governo di intervenire ed inserire nei provvedimenti a cui si sta lavorando misure ad hoc che garantiscano una maggiore accessibilità di questi prodotti, come l’azzeramento temporaneo dell’IVA”. A sua volta, la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti scrive in una nota che “occorre dare garanzia a tutti gli operatori pubblici di lavorare in sicurezza e occorre intervenire con assunzioni straordinarie, in particolare nei servizi sanitari, che in alcuni casi sono allo stremo”. In occasione del tavolo a palazzo Vidoni convocato dal ministro della Pa, Fabiana Dadone, sulla gestione dell’emergenza Coronavirus nei servizi pubblici, la segretari Scacchett ha rilevato che “nelle norme che si intendono assumere subito bisogna poi garantire la copertura di tutte le assenze dal lavoro determinate da misure assunte o per ragioni sanitarie o per ragioni precauzionali, così come da subito vanno dotati gli operatori nelle aree coinvolte di dispositivi di sicurezza”, conclude Scacchetti.

Oms, non ancora pandemia ma prepararsi

Il Covid-19 “non è ancora una pandemia ma ha tutte le potenzialità per esserlo. Il mondo deve prepararsi ad affrontarla”. A lanciare l’ennesimo allarme sul nuovo Coronavirus, che negli ultimi giorni ha piegato il Nord Italia, è il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus. “L’Oms ha già dichiarato un’emergenza di salute pubblica di interesse internazionale – il nostro più alto livello di allarme – quando c’erano meno di 100 casi al di fuori della Cina e 8 casi di trasmissione da uomo a uomo”, ha spiegato Tedros. “Per il momento – ha aggiunto – non stiamo assistendo alla diffusione globale non contenuta di questo virus e non stiamo assistendo a gravi malattie o alla morte su vasta scala. Ciò che vediamo sono epidemie in diverse parti del mondo, che colpiscono i Paesi in modi diversi e richiedono una risposta su misura. L’improvviso aumento di nuovi casi è certamente molto preoccupante”, ha aggiunto. Da Ginevra emerge la preoccupazione per l’esplosione di casi in Italia, Corea del Sud e Iran. “Gli improvvisi aumenti di casi in Italia, nella Repubblica islamica dell’Iran e nella Repubblica di Corea sono profondamente preoccupanti”, ha confermato il capo dell’Oms. “Dobbiamo concentrarci sul contenimento, mentre facciamo tutto il possibile per prepararci a una potenziale pandemia. Non esiste un approccio unico per tutti. Ogni Paese deve effettuare la propria valutazione del rischio per il proprio contesto”. L’Organizzazione ha tracciato per il momento tre priorità: tutti i paesi devono dare la priorità alla protezione degli operatori sanitari; in secondo luogo, coinvolgere le comunità per proteggere le persone che sono maggiormente a rischio di malattie gravi, in particolare gli anziani e le persone con condizioni di salute di base; in terzo luogo, proteggere i Paesi più vulnerabili, facendo del proprio meglio per contenere le epidemie in Paesi con la capacità di farlo. Nel frattempo dalla Cina, dov’è impegnata in missione una equipe dell’Oms per valutare la situazione sul campo provengono numeri che l’Oms giudica rassicuranti. Il tasso di mortalità da Covid-19 “è tra il 2%-4% a Wuhan, in Cina e lo 0,7% fuori Wuhan. Per le persone con malattia lieve, il tempo di recupero è di circa due settimane, mentre le persone con malattia grave o critica guariscono entro 3-6 settimane”, ha evidenziato Tedros. L’equipe medica dell’Organizzazione mondiale della sanità, che si è recata a Wuhan, focolaio cinese dell’epidemia del Covid-19, ha raggiunto una serie di conclusioni sulla trasmissibilità del Coronavirus, sulla gravità del Covid-19 e sull’impatto delle misure adottate. “Hanno scoperto che l’epidemia Covid-19 ha raggiunto il picco tra il 23 gennaio e il 2 febbraio e da allora è in costante calo e hanno scoperto inoltre che non vi sono stati cambiamenti significativi nel Dna del virus”, ha affermato il capo dell’Oms. In Iran si recherà invece domani una delegazione dell’Oms per fare chiarezza sulla situazione della diffusione: finora le vittime sono ufficialmente 12, ma secondo un deputato di Qom (smentito dal governo) la città santa considerata origine del focolaio, i morti sono già 50.

Da jobsnews

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