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Cagliari come Galaad: un “cimitero degli angeli” per seppellire la legge 194

 

L’attacco all’aborto continua anche dopo Verona e la caduta del Ddl Pillon: anche Cagliari vuole una “anagrafe dei bambini mai nati”

di Paola Pintus

Ci aveva già provato Gasparri nel 2018 col ddl 950 che proponeva di equiparare il “concepito” al bambino già nato, spostando l’acquisizione della capacità giuridica dal momento della nascita a quello del concepimento: in questo modo l’embrione diventava automaticamente “soggetto” ed ogni interruzione di gravidanza si trasformava in illecito da perseguire.

Poi c’era stata Verona, con il congresso mondiale delle famiglie e con il gadget shock distribuito dalle associazioni pro vita: un feto di dieci settimane a grandezza naturale, con la scritta “l’aborto ferma un cuore che batte”. Un attacco scoperto alla legge 194 ed al diritto delle donne di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza. Ancora, pochi mesi fa aveva suscitato polemiche la proposta di intitolare Aosta “città per la vita”, con un ordine del giorno comunale in cui si spiegava come “Lo Stato, le regioni e gli enti locali (..) promuovono e sviluppano i servizi e le iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato per limitare le nascite”. Sul solco di queste posizioni è poi sopraggiunta la Chiesa, con un’iniziativa collaterale ma che ancora una volta ruota attorno al perno centrale della soggettività dell’embrione sin dal momento del concepimento: l’istituzione dei cosiddetti “Giardini degli angeli”, luoghi di pietà dove i bambini mai nati, ossia gli embrioni e i feti abortiti per cause naturali possano ricevere una “degna sepoltura” senza finire tra i rifiuti speciali degli ospedali. Dopo il primo “giardino” , istituito al cimitero Laurentino di Roma altri luoghi simili sono in procinto di nascere in diverse città italiane: l’ultima in ordine di arrivo è Cagliari dove una mozione del gruppo consiliare Fratelli d’Italia, sostenuta dalla maggioranza in Consiglio ha proposto di istituire un registro dei “bambini non nati” e di creare un’ apposita area cimiteriale dove seppellire gli embrioni anche al di sotto delle 20 settimane di gestazione e anche senza richiesta dei genitori.  Proprio questo particolare ha fatto balzare sulla sedia i consiglieri dell’opposizione: la proposta intende modificare le attuali disposizioni di legge (Dpr 285 del 1990 “Approvazione del regolamento di Polizia Mortuaria”) secondo cui i prodotti del concepimento (quelli di età presunta al di sotto delle 20 settimane) e i prodotti abortivi (dalle 20 alle 28 settimane) vengono smaltiti dalle strutture sanitarie come prodotti speciali, a meno che i genitori non facciano esplicita richiesta all’azienda sanitaria regionale per il trasporto e il seppellimento, facendosi anche carico delle spese. La mozione invece propone che “il seppellimento debba avvenire anche in assenza di detta richiesta”, e a spese del Comune di Cagliari, in virtù di una vecchia circolare ministeriale del marzo 1988 poi superata dalla successiva legislazione. Ancora citando la vecchia circolare, che a sua volta si rifà al regolamento mortuario antecedente a quello attuale, la mozione assume che “lo smaltimento attraverso la linea di rifiuti speciali (..) seppur legittimo urti contro i principi dell’etica comune”.

L’idea del “Cimitero degli angeli” sarebbe quella di dare una “sepoltura dignitosa”, come avviene in molte altre città italiane, a quelli che vengono definiti i “bambini non nati”. I quali, a loro volta dovrebbero poi essere registrati, coi loro nomi, in un apposito registro comunale. Insieme a questa proposta però il gruppo di FdI che esprime il neo sindaco Paolo Truzzu ha presentato anche un’altra mozione, relativa alla promozione di una campagna informativa sul parto anonimo finanziata con fondi comunali. “Riteniamo che le medesime risorse sarebbero impiegabili più proficuamente in campagne per la contraccezione e la maternità consapevole”, replicano le opposizioni, già sugli scudi per la mancata approvazione del servizio di pronto intervento sociale inspiegabilmente bocciato pochi giorni fa in Aula. “Spiace vedere dei nomi di donna tra i firmatari della mozione di maggioranza che chiede l’istituzione a Cagliari di un “registro dei bambini mai nati” e la creazione di un cosiddetto “cimitero degli angeli”, destinato alle sepolture degli embrioni al di sotto delle 20 settimane, in deroga alla legge vigente ed indipendentemente dal consenso dei genitori”, scrive sul suo profilo Facebook Giulia Andreozzi, consigliera di minoranza in commissione Politiche Sociali al Comune di Cagliari. La Andreozzi è l’autrice, insieme alle colleghe Camilla Soru e Francesca Mulas Fiori di un duro comunicato all’indirizzo del sindaco e degli organi di informazione.

“Questa proposta, insieme quella che invoca la promozione di una campagna informativa sul parto anonimo” prosegue la Andreozzi, “evidenzia un forte carattere demagogico, offensivo e stigmatizzante nei confronti di tutte quelle donne che per diversi motivi, spesso al seguito di scelte dolorose e complesse, decidono di ricorrere all’ interruzione spontanea di gravidanza. Non si tratta di un fatto isolato, ma di una strategia che in tutta Europa ormai sta mettendo sotto attacco il diritto all’aborto in nome di un’ideologia ultraconservatrice ed oltranzista. Lo abbiamo visto di recente anche in Italia, con il decreto Pillon, fortunatamente archiviato insieme al governo giallo-verde. Per questo è inaccettabile anche solo sul piano terminologico proporre all’amministrazione comunale di sostituire la definizione di legge “prodotti abortivi” con la dicitura “bambini mai nati”.

Giova ricordare infatti che l’interruzione volontaria di gravidanza in Italia è ben regolamentata dalla legge 194 del 1978, nata proprio con l’intento di disciplinare le modalità di accesso all’aborto, decolpevolizzare le donne e renderle protagoniste coscienti della loro scelta di maternità, senza rischi e senza giudizio. Prima di questa legge chi praticava l’aborto clandestino speculava moralmente ed economicamente sulla salute delle donne, che si ritrovavano spesso sole davanti ad una decisione delicata e non semplice. Costituisce un’ingerenza inaccettabile, oltre un arretramento culturale e giuridico grave, sottrarre alle donne che hanno fatto ricorso alla 194 la decisione sulla destinazione dell’embrione, che troverebbe a spese del Comune di Cagliari una destinazione alternativa a quella prevista dalle indicazioni di legge. Sotto il profilo dell’opportunità, invece, riteniamo che le esigue risorse comunali andrebbero destinate in modo più mirato, magari per la riapertura del servizio di pronto intervento sociale inspiegabilmente bocciato pochi giorni fa. Bene farebbe il Comune a sovvenzionare campagne di prevenzione e a favore della maternità consapevole piuttosto che in favore del parto in anonimato: una moderna versione della società oppressiva e giudicante incapace di far pace col corpo delle donne”.

Dopo le polemiche, fonti vicine al sindaco Truzzu hanno fatto trapelare la disponibilità al dialogo da parte del primo cittadino, a partire da un gesto concreto: dalla mozione è stata ritirata la frase più discussa che proponeva “il seppellimento del feto anche in assenza della richiesta dei genitori”.  Per il sindaco “non c’è mai stato alcun intento impositivo riguardo alla sepoltura dei feti. Questi spazi altro non dovrebbero essere se non dei luoghi di conforto che leniscono il dolore dei genitori che desiderano utilizzarli”.

Da giuliagiornalisti

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