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Il Governo risponda: chi ha ordinato il fermo e le intimidazioni contro Valerio Lo Muzio?

 

Stiamo assistendo a una degenerazione crescente degli attacchi alla libertà di stampa: nel giro di due giorni il cronista di Repubblica Valerio Lo Muzio è stato prima minacciato e identificato perché stava facendo riprese su un fatto di forte interesse pubblico (l’uso privato di mezzi e uomini delle forze dell’ordine) e poi insultato ai limiti della diffamazione dal vice premier e ministro dell’interno, che poi si è ben guardato dal rispondere alle domande, più che legittime anche queste d’interesse pubblico, dello stesso Lo Muzio. E non ha risposto neanche a un’altra domanda sulla vicenda dei legami di Savoini con il Marocco e la Russia (questione ormai d’interesse internazionale), di un altro cronista di Repubblica, nel pieno di una conferenza stampa, che è ben altra cosa dal monologo sui social o, talvolta, anche in tv, almeno nei paesi dove ancora lo Stato di diritto è vigente. Comportamento aggravato dal fatto che Matteo Salvini risulta anche iscritto all’albo dei giornalisti professionisti, e dovrebbe avere più rispetto per i fondamenti della professione e la tutela del diritto di cronaca. Lo segnaliamo anche alle strutture nazionali e territoriali dell’Ordine dei giornalisti, perché aprano un fascicolo sulla vicenda e sul suo iscritto Salvini.
Articolo 21 è al fianco di Lo Muzio e rilancia la sua domanda al ministro dell’interno e all’intero governo: chi ha ordinato di fermarlo e identificarlo? Un’azione che vale una concreta intimidazione (tanto da sentirsi dire: “ora sappiamo dove abiti”; l’avesse pronunciata un criminale varrebbe una protesta collettiva e la richiesta, motivata, di protezione).
Saremo con Valerio Lo Muzio se vorrà presentare querela e faremo di più, ogni giorno rilanceremo la domanda di Valerio finché qualcuno nelle istituzioni della Repubblica non risponda a questa e anche alla grande questione democratica della cancellazione progressiva dell’Articolo 21 della nostra Costituzione.

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