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“Diritto, diritti, verità, democrazia”

 

Partecipata serata pubblica al tempio di Torre Pellice (To) con il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, la giornalista Rai Maria Grazia Mazzola e il magistrato Marco Bouchard

«Esiste solo una verità: quella esperienziale, dialogica e polifonica. La verità non può essere catturata; la verità non è una farfalla inchiodata in una teca di vetro. La verità, come una farfalla, deve poter volare», è questa l’immagine simbolica evocata dal magistrato Marco Bouchard nel suo intervento dedicato alla «verità e alla menzogna» con il quale si è chiusa la serata pubblica che ogni lunedì si tiene a margine del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi presso il tempio valdese di Torre Pellice (To).

Abilmente moderata da Ilaria Valenzi, avvocata e responsabile legale della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), l’occasione pubblica dal titolo “Diritto, diritti, verità, democrazia”, ha visto gli interventi – oltre a quello del magistrato Bouchard – di Maria Grazia Mazzola, giornalista d’inchiesta Rai e del direttore di Avvenire Marco Tarquinio.

Una serata intensa, ricca di contenuti e nella quale non sono mancate alcune «stoccate» rivolte con autocritica alla professione giornalistica, a «una certa politica che usa parole come pietre», ed anche all’assuefazione per le tragedie e le ingiustizie che ci circondano.

Oggi «la percezione non può condizionare la nostra vita, dobbiamo guardare la realtà ad altezza uomo per condividerne lo sguardo», ha rilevato Tarquinio e Mazzola ha affermato: «sovversiva è la ricerca della verità. Per questo le chiese sono scese in campo e hanno reagito con l’azione, viva Dio!».

Gli inarrestabili applausi dopo ogni intervento hanno confermato la riuscita della serata. A prendere la parola per prima è stata la giornalista Rai, che con un fiume di emozioni,  a ritmo incalzante, ha ricordato ai presenti (e agli ascoltatori di Radio Beckwith che ha trasmesso in diretta l’evento) quanto la comunicazione e la politica spesso decidano di riportare in modo fazioso affermazioni e slogan quali, «i porti sono chiusi; prima gli italiani; la pacchia è finita», parole che «trasudano odio» e che sempre più spesso i giornalisti, mero «megafono della politica», riportano e amplificano. Un monito e un richiamo deontologico alla professione e alla responsabilità, perché il «cronista è il testimone della realtà e della verità» e questa «fiducia non può essere tradita».

«Manipolazione, complicità, propaganda, sono nemici della verità, dunque serve coraggio, forza etica, – prosegue Mazzola – come decidere di ritirare la propria firma dai quegli articoli che si è costretti a redigere non condividendone i contenuti: cosa che si può fare, lo prevede un articolo del contratto giornalistico», perché se non ci si riappropria della dignità professionale giornalistica il rischio è quello di proporre solo «melasse e fiumi di parole, inutili contenuti subliminali ma utili a qualcuno. Non esistono il “noi” e il “loro”, il “prima” e il “dopo” in materia di diritti umani», ricordando, poi, che «l’informazione corretta appartiene a tutti noi».

Non è facile tuttavia in un’era di «disintermediazione», ha detto Tarquinio, «dove i giornalisti se non si adeguano riportando le dichiarazioni ufficiali, si vedono ‘bypassare’ con auto-riprese e video messaggi proposti sul web e i social network. Eppure – ha proseguito Tarquinio –, non possiamo far finta di niente ma opporci a questo modo di fare. Dobbiamo ricordarci che esiste una professionalità, un’etica, che esistono il bene, il male, il vero, il falso, e dunque che non possiamo essere equidistanti; non possiamo certamente esserlo dal male. Si può sbagliare anche nella professione giornalistica, certo, ma quando lo si fa è necessario chiedere scusa». Ha infine esortato a «non essere triviali, banali» e a non farci fagocitare dal web e dai social network che sono «un mero incrocio di strade». Oggi è il tempo di «costruire piazze e città senza seguire i mandriani delle violenze verbali».

Violenze che spesso sono figlie della falsità, ha ribadito Bouchard e «una violenza che spesso nasce dal basso e dalle falsità. Falsità alle quali ci adeguiamo e che spesso, inconsapevolmente, moltiplichiamo. L’homo sapiens si è sempre distinto dal resto degli esseri viventi per la sua capacità di saper inventare storie attraverso l’immaginazione e con questa di essere in grado di formare la propria identità. Tuttavia, abbiamo il diritto a non essere ingannati e a veder riconosciuti i diritti aletici, legati alla verità». Bouchard ha concluso: «per una certa parte del potere politico vige una concezione “antidemocratica” e per la quale non deve esistere una  separazione tra i poteri. Anzi, qualcuno pretende pieni poteri per mettere a morte la democrazia. Le regole, le leggi e le norme sono fatte a tutela dei cittadini. Un magistrato, lo ricordo, non può rispondere alle esigenze politiche. La separazione dei poteri è proprio nata a garanzia per cittadini».

La serata si è conclusa con l’emozionato intervento (e l’altrettanto emozionato applauso del pubblico presente) del moderatore uscente, pastore Eugenio Bernardini che, ringraziando gli ospiti presenti, ha sollecitato tutti a ribellarsi «ai germi pericolosi della menzogna». Bernardini ha proseguito: «fortunatamente ci sono persone tenaci come voi e le religioni che credono nel potere della verità e del confronto».

*Da Riforma.it

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