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Pensieri per Donato… La lettera degli alunni di una quinta elementare al giornalista Ungaro

 

Caro Donato,

dopo l’incontro con te, nel poco tempo rimasto e con le poche energie di un fine scuola intenso e pieno di emozioni, abbiamo voluto soffermarci a riflettere sulle tue parole e, in particolare, su un sentimento che abbiamo tutte e tutti percepito tutte essere al centro del racconto della tua storia, personale e civile: la solitudine.

Così, in piccoli gruppi di lavoro, ci siamo confrontati su quanto in ognuno ed ognuna di noi le tue parole avessero “smosso” e vogliamo dedicarti questi pensieri piccoli ma molto affettuosi e pieni di stima!

SOLITUDINE: condizione in cui si trova chi è solo.

Quando il sindaco ha licenziato Donato lui ha certamente provato una grande solitudine perché non aveva più il lavoro che desiderava fare.

Di sicuro Donato non era contento; secondo me ha attraversato un periodo in cui non era più sicuro di se stesso ma, mentre lo ascoltavo, io credevo in lui e sentivo che pian piano si sarebbe ripreso, sarebbe rimasto una persona forte, nonostante il licenziamento. Quello che stava facendo era giusto, e questa era la sua forza.

Donato ha provato una forte solitudine, come persona e come lavoratore, perché il sindaco, chi doveva stare dalla sua parte, lo ha licenziato ingiustamente e nessuno si è schierato in sua difesa.

Donato non ha avuto vicino nessuno con cui parlare, è stato isolato, nessuno lo ha aiutato e questo non è bello.

Secondo me, Donato ha sofferto di solitudine, perché è stato ingiustamente licenziato dal sindaco e invece avrebbe potuto continuare a fare il suo dovere, ciò in cui credeva. Lui però ha mantenuto la sua dignità, non si è arreso, è stato fedele ai suoi valori di verità e giustizia.

Donato non ha avuto nessuno con cui parlare, a cui raccontare quello che stava passando – nessuno che non fosse un suo famigliare – nessuno delle Istituzioni che lo confortasse; questa è la cosa peggiore della solitudine: non avere nessuno ma proprio nessuno che si accorge di te e che ti mette una mano sulla spalla per dirti: “Io per te ci sono.” E glielo doveva dire prima di tutto il sindaco!

Donato non ha avuto nessuno al suo fianco, nessuno che lo ascoltasse e lo sostenesse nella sua lotta per la verità. La verità è faticosa ma è necessaria, anche quando abbiamo paura delle conseguenze ma non dirla è peggio; se non si dice la verità si rischia il bene di tutti, di ognuno di noi e della comunità. E la verità è questo: qualcosa di buono e giusto per me e per gli altri come me! E quando la diciamo stiamo bene. È faticosa da dire, a volte si prova vergogna, specie quando abbiamo sbagliato; come capita a noi, quando giochiamo e litighiamo e non raccontiamo tutto, o raccontiamo solo quello che ci fa comodo per far credere che non abbiamo “la colpa” tutta noi; ma se stiamo zitti quando qualcosa non va bene o fa male a qualcuno, o quando non ci prendiamo le nostre responsabilità ci sentiamo liberi all’inizio ma poi tutto peggiora e alla fine non stiamo bene, perché dentro di noi lo sappiamo che non è proprio cosi. Convivere con le bugie non è semplice, non sei più libero; una bugia chiama un’altra bugia e non si finisce mai. Donato tu ci dici che la verità bisogna dirla sempre, vale sempre la pena dire le cose onestamente. Grazie!

Donato non aveva nessuno con cui parlare ed era isolato. Essere da soli per noi non è piacevole; se lo scegli tu, per motivi personali, per stare un po’ calmo è diverso. Ma se tu devi subire l’isolamento da parte di altri, che ti escludono, che ti lasciano sempre da parte e non riesci a fare nulla di ciò che sai fare e ti piace fare, è una condizione triste. Lui faceva il vigile urbano ma per colpa del sindaco venne licenziato nel 2002. Ha sofferto di solitudine perché nessuno era al suo fianco. Adesso il processo non è ancora terminato; devono ricompensarlo per quello che ha subito ma a lui non importa di ricevere denaro e basta, gli importa di aver fatto il suo dovere e di poter guardare negli occhi i suoi figli. Tutti vorrebbero un papà come te!

LUCA, VALENTINA, FEDERICO, NICOLÒ, GIULIA P. e GIULIA C.

Per noi Donato si è sentito solo quando è stato licenziato e ormai sono passati 17 anni e non gli hanno ancora ridato il suo lavoro. Il lavoro è una cosa importante per una persona. Lo dice anche la nostra Costituzione; il nostro Paese è una Repubblica fondata sul lavoro e se uno lo perde perché lo sta facendo bene, che senso ha? Inoltre, è stato emarginato dai suoi concittadini che cercava di difendere dalla mafia. Probabilmente, è rimasto solo perché chi doveva aiutarlo aveva paura di finire nei guai. Tutti abbiamo paura ma se non siamo solidali con chi è in difficoltà, diventiamo complici e responsabili del destino di quella persona e di tutta la comunità.

GIULIO, MARCO, FILIPPO L., SABRINA, ANITA

Donato si è sentito solo perché lui stava facendo il suo dovere, con una “solitudine ingiusta”! Nessuno la dovrebbe mai provare. Non l’hanno voluto ascoltare; sono stati come i mafiosi che lo hanno “attaccato”, perché le sue idee e le sue indagini erano giuste ma lo Stato lo doveva sostenere. Certamente, Donato sarai rimasto molto deluso che proprio chi ti doveva proteggere e aiutare ti ha abbandonato. Tu però non lo hai abbandonato lo Stato, hai continuato le tue indagini e hai protetto la tua libertà, la tua voglia di essere un uomo libero fino in fondo, perché tu sapevi che stavi facendo la cosa giusta! Grazie Donato.

MATTIA C., MATTIA B., FILIPPO S., SIMONE, LORENZO, SALIOU

Per noi Donato è stato solo nei momenti più difficili; ha avuto molto coraggio quando nessuno lo appoggiava nel suo intento e quando l’hanno licenziato; quasi nessuno l’ha aiutato anche se faceva solo il suo lavoro. La solitudine che ha potuto provare è una roba orrenda ma l’ha superata: è un uomo coraggioso! Sei come Falcone e Borsellino che hanno avuto paura ma non si sono fermati.

MANUEL, LEONARDO, MORGAN, BAMBA, FILIPPO C.

Donato non è stato considerato da nessuno, è stato isolato, lo Stato non lo ha aiutato, ha subito una grave ingiustizia, ma neppure i suoi concittadini gli hanno negato la loro accettazione e il loro conforto. Noi non capiamo bene questa cosa, è come non fidarsi della maestra: impossibile! Ma la cosa ancora più incredibile è che la gente del suo paese, quelli che lui vedeva al bar, per strada, i suoi vicini, tutti loro non gli sono stati vicini; se fossero stati tutti con lui che cosa potevano fare il sindaco e il mafioso? Niente o poco! O non tutto quello che è successo e per cui Donato sta ancora lottando. Allora, bisogna riconoscere l’ingiustizia e l’illegalità e non sceglierla; poi bisogna scegliere di essere onesti, nelle piccole cose di ogni giorno, tra di noi, a casa, a scuola, nella comunità, dicendo la verità e seguendo le regole.

GIADA, GIULIA B., LUCIA, SOFIA

Caro Donato, noi ragazze e ragazzi della classe 5^, della scuola primaria di Savarna, siamo felici di aver conosciuto la tua storia e di averti conosciuto di persona; tu sei un modello per noi. Ci hai detto con sincerità che hai avuto paura, come altri “grandi” personaggi di cui abbiamo ascoltato le vicende, ma non ti sei fatto “schiacciare” da questa paura, hai reagito, nonostante tutto e tutti. Non è stato facile, anzi! Ma ci hai fatto capire che è possibile essere diversi e sceglier e di fare la cosa giusta. Noi ti vogliamo ringraziare per il coraggio di venire davanti alla gente e di raccontare queste cose così tristi, condividendo le tue emozioni e presentandoti come una persona semplice che non cerca il potere e la ricchezza da cui molti sono attratti ma la giustizia e l’onesta, che per noi sono valori importanti, che tu rappresenti con tanta dolcezza ma anche con tanta decisione.

Sarai sempre nel nostro cuore e ti ricorderemo sempre!

La classe 5^ di Savarna.

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